Recentemente, chi si interessa al tema delle dipendenze da sostanze e/o comportamentali incontra un nuovo fenomeno, il chemsex.

Con chemsex si indicano incontri di gruppo in cui si pratica sesso sotto l’effetto di sostanze di sostanze disinibenti e psicostimolanti.

I rischi a cui si espone chi si reca a questi incontri sono molti e soprattutto sono collegati a diversi ambiti. C’è un concreto rischio di sviluppare una dipendenza fisica dalle sostanze utilizzate, rischi legati a dipendenze psicologiche, a pratiche sessuali estreme e non protette.

Nato probabilmente in Inghilterra, a Londra, il chemsex sta arrivando anche in Italia.

Come si svolgono gli incontri

Quando sono nate, le sessioni di chemsex avvenivano soprattutto nei cruising, ovvero luoghi appartati (di solito giardini) dove potevano avvenire gli incontri.
Oggi le possibilità di contatto date dai social network rendono più semplice organizzare gli incontri in appartamenti privati, in club esclusivi, nelle saune.

Chi organizza e partecipa di solito utilizza come mezzo di comunicazione le app di incontri come Grindr; girando per il social, si possono infatti trovare dei riferimenti attraverso parole come chem sex, chemfun, party and fly, party and play.
Attraverso le app si raccolgono le persone interessate a partecipare e si comunicano data e location.

Chi partecipa a questi festini riferisce di volersi divertire, di voler essere più sicuro di sé stesso, di superare le barriere e/o la propria omofobia e di voler vivere una sessualità intensa, piacevole, trasgressiva e molto intima.

Gli incontri chemsex sono, di solito, molto lunghi. Possono durare anche 72 ore durante le quali le persone perdono il senso del tempo, non mangiano, non dormono, non bevono, ma assumono cocktail di sostanze che li mantengono euforici, disinibiti e sessualmente attivi.

È evidente che si tratta di portare la propria resistenza fisica al limite e oltre, con l’aggravante dell’uso di sostanze che possono non far sentire i sintomi (fatica, sete, fame), ma certo non migliorano lo stato dell’organismo. Anzi, lo peggiorano.

Per riprendersi fisicamente da queste sessioni, infatti, molti impiegano tre giorni o oltre. Una volta finito l’effetto immediato delle sostanze sperimentano nausea, vomito, vertigini, cefalee, attacchi di panico che si protraggono nei giorni immediatamente successivi.

Molti ragazzi sono consapevoli degli effetti delle droghe e sanno bene di aver bisogno di alcuni giorni per riprendersi da queste maratone sessuali; ciò nonostante, non sembrano comunque essere disposti a rinunciare ad una sessualità elevata, prolungata e libera.
Quello che sottovalutano non sono tanto gli effetti immediati, quanto quelli a lungo termine.

L’evoluzione degli incontri chemsex

Il fenomeno chemsex sembra essere nato inizialmente a Londra, all’interno della comunità metropolitana di omosessuali e bisessuali londinesi, come pratica tra uomini che desideravano avere incontri sessuali con altri uomini (MSM, men who want to have sex with other men).

Da Londra, questa pratica si è diffusa piuttosto velocemente nelle altre grandi metropoli come Berlino, San Francisco, Los Angeles e Sidney. Oggi è un fenomeno che interessa anche alcune città italiane come Roma, Bologna e Milano.

L’uso di sostanze droganti in grado di allentare le inibizioni e aumentare l’eccitazione interferendo con il sistema nervoso centrale ha lo scopo di favorire l’eccitazione sessuale, la relazione intima, facilitare e prolungare l’attività sessuale.
La stampa londinese, in particolare the Guardian e the British Medical Journal, hanno segnalato l’emergere di un importante allarme sanitario legato proprio alla pratica del chemsex.

Le agenzie giornalistiche denunciano infatti un aumento di morti per overdose tra i giovani, un aumento di accessi nei reparti di emergenza/urgenza per stati di intossicazione da queste sostanze dette “ricreative”, una maggiore diffusione di malattie sessualmente trasmesse.
Inoltre, segnalano l’emergere di un clima di pratiche sessuali pericolose, di possibili violenze e abusi sulla persona che, a causa del suo stato di alterazione, resta senza difese rispetto a possibili abusi.

Qualche numero…

Antidote Service, il servizio sanitario inglese per il trattamento delle dipendenze, ogni anno riceve circa 8.000 persone omosessuali, lesbiche transgender. Dalla sua posizione di osservatorio privilegiato su questo tipo di fenomeni, quindi, denuncia un aumento significativo e progressivo di richieste di aiuto per problemi relativi all’uso di sostanze psicostimolanti.

Si pensi che:

  • L’uso di sostanze illecite nella comunity LGTB è passato dal 3% circa nel 2005, all’85% nel 2012.
  • L’80% delle persone che hanno utilizzato stimolanti durante il chemsex, li hanno assunti per via iniettiva (moltiplicando i rischi legati all’assunzione)

I dati epidemiologici e l’analisi specifica delle problematiche del chemsex sono state raccolte in modo sistematico da A. Bourne attraverso un questionario anonimo, con domande specifiche, autosomministrato on line, tradotto in 25 lingue e distribuito in 38 paesi europei.
Il questionario, detto EMIS, the European Men-who-have-sex-with-men internet survey è sfociato in una pubblicazione di pochi anni fa: The Chemsex Study, A. Bourne et al, 2014.

A Londra, il tema è diventato oggetto del film documentario “Chemsex, girato da due giovani registi (William Fairman, Max Gogarty) che hanno esplorato, telecamera alla mano, i luoghi londinesi in cui avvengono questi incontri a sfondo erotico e promiscuo.
Hanno intervistato i protagonisti di questi party, portando alla luce uno specifico background della comunità gay permeato da una sessualità veloce, spinta all’eccesso, promiscua, accompagnata ad un uso di sostanze che favoriscono l’eccitazione sessuale, ma che non permettono alla persona di essere consapevole rispetto ai rischi del proprio e altrui comportamento.

In Italia il fenomeno è in espansione ma attualmente non sono disponibili dei dati epidemiologici precisi. Sono probabilmente collegati alla pratica del chemsex l’aumento degli accessi in pronto soccorso di giovani intossicati da sostanze, un aumento dei casi di infezione da HIV, un aumento dell’incidenza di nuove infezioni da virus dell’epatite B e dell’epatite C.

Bologna sembra essere la città più colpita: sono stati registrati ben 7 casi in sei mesi di “dipendenza da sesso chimico”, diagnosticati nei servizi per le dipendenze Ausl di Bologna. Le associazioni LGTB stanno reagendo organizzandosi per fornire informazioni riguardanti il chemsex attraverso iniziative come il Check Point Osservatorio Plus Onlus, Bologna.

droghe da sballo

Le sostanze utilizzate

Coloro che accedono al chemsex dispongono di una vasta gamma di disinibenti ed eccitanti che generalmente condividono con gli altri partecipanti.
Quelle più diffuse sono il GHB, il mefedrone, la metamfetamina, la cocaina. Ci sono quelle che possono essere sniffate, ingerite, assunte per via rettale e anche iniettate.

Quest’ultima via di assunzione delle sostanze non è particolarmente apprezzata da chi pratica il chemsex ed è considerato un crossing line pericoloso. Tuttavia, esistono dei chemsex esclusivi in cui si esplicita l’uso delle droghe per via iniettiva.

Il GHB (la “droga dello stupro)

Il GHB, o acido gamma-idrossibutirrico (noto anche come G, Gina, Liquid Ecstasy, Vita G, Soap) è un liquido incolore che viene assunto con l’acqua o con un drink. Ha un effetto rilassante e disinibente, lievemente euforizzante.

  • A basso dosaggio (10mg/kg) ha degli effetti comparabili a un’intossicazione alcolica di media entità.
  • Dosi maggiori (20-30mg/Kg) permettono di essere maggiormente recettivo a sensazioni tattili, incrementa la performance sessuali e intensifica il piacere sessuale. A tali dosaggi è possibile avvertire gli effetti collaterali come nausea, vertigini. Gli effetti sulla performance durano 20- 30 minuti.
  • Dosi superiori sono estremamente pericolose in quanto comportano amnesie, convulsioni, depressione respiratoria, coma.

Il GHB è molto pericoloso e, soprattutto se assunto con alcol o amfetamine, può provocare uno stato di intossicazione e overdose. Il GHB è anche chiamato “droga dello stupro” perché può indurre uno stato di incoscienza, il G-sleep, in cui la persona non è più cosciente e consapevole di ciò che le sta accadendo.
La curva dose-effetto del GHB è alta, pertanto piccole variazioni di dose possono avere effetti spropositati e letali.

Il mefedrone

Il mefedrone, sostanza simile alla metamfetamina, ha effetti disinibenti, euforici, favorisce la socializzazione, accelera i processi mentali e stimola l’appetito sessuale.
La polvere di mefedrone può essere sniffata (è un potente irritante delle vie nasali), iniettata o assunta per via rettale attraverso una siringa privata dell’ago (booty bumping). Viene comunemente chiamata M-Cat, Meow-Meow, Plant Food. Questa sostanza è largamente usata nelle sessioni di chemsex, costa poco ed è facilmente reperibile.

La metanfetamina

I cristalli di metanfetamina (noti come Crystal, Tina, Meth) è tendenzialmente fumata nelle pipe ma è possibile iniettarla o assumerla via rettale. La metamfetamina è un potente euforizzante, disinibente, molto usato nei rave party per non sentire la stanchezza, la fame e per favorire la socializzazione.

La ketamina

La ketamina (detta anche Special K, Vitamin K), assunta solitamente in compresse, è un anestetico che induce a intensi stati dissociativi che conducono, soprattutto a dosi elevate, all’esperienza del K-Hole, un profondo stato dissociativo accompagnato da allucinazioni visive e uditive.

Tadalafil, Sildenafil, Benzodiazepine

Dopo aver assunto le sostanze stimolanti sopra elencate (e in particolare mefedrone e metamfetamina), le persone che accedono al chemsex hanno bisogno ricorrere ad ulteriori farmaci che sostengono la funzione erettile.
Aggiungono quindi al mix anche sostanze come il tadalafil (conosciuto col nome commerciale di Cialis) e il sildenafil (cioè il Viagra).

Le sessioni generalmente terminano con ingenti dosi di benzodiazepine per stemperare gli effetti collaterali di questa “abbuffata” di psicostimolanti.

I rischi fisici, psicologici, sociali

Abbiamo già accennato a cosa ci si può esporre partecipando alle sessioni chemsex. È bene però approfondire i diversi profili di rischio suddividendoli fra quelli fisici, psicologici, comportamentali.

Gli effetti fisici

Il rischio di overdose e mortalità rimane elevato specialmente se si assume il GHB ad alte dosi e in associazione con altri stimolanti o benzodiazepine.
L’accesso abituale al chemsex, poi (ad esempio, settimanale), conduce facilmente allo sviluppo di dipendenza fisica dalle droghe utilizzate.

Gli effetti psicologici

Nell’immediato, l’utilizzo delle sostanze presenti nei chemsex può condurre allo sviluppo di stati mentali alterati fino ad episodi psicotici.

Oltre alla dipendenza fisica, poi, non va scordata la possibilità di sviluppare anche dipendenze di natura psicologica sia dalle sostanze utilizzate che dal sesso in quelle modalità estreme.
Si può arrivare ad una progressiva alterazione della propria personalità, fino alla compromissione dell’attività lavorativa e dei propri affetti.

L’esposizione ad altri rischi: dalla violenza alle malattie sessualmente trasmissibili

L’assunzione di sostanze con effetto euforizzante, disinibente e dissociativo non permette di mantenersi vigili sui comportamenti minimi per la propria incolumità.
Non è un caso che siano stati denunciati diversi casi di violenza e abuso sessuale perpetrati sotto l’influenza degli effetti delle sostanze, approfittando della temporanea vulnerabilità della vittima.

Ci sono poi forti rischi legati alle malattie sessualmente trasmissibili: prima di tutto l’HIV, poi la diffusione di vari tipi di herpes, della sifilide, delle infezioni da shigella e della trasmissione del virus dell’epatite B e C (favorito soprattutto dalla pratica di iniettarsi in vena la sostanza e condividere la siringa con altre persone).
Di fatto, chi partecipa al chemsex assume sostanze che ne alterano la percezione e la consapevolezza del rischio, così che vengono trascurate le più elementari precauzioni per proteggersi dalle malattie sessualmente trasmissibili.

Il rischio di contrarre l’HIV, in particolare, è concreto ed elevato. Molte persone che partecipano al chemsex sono sieropositive e possono trasmettere il virus attraverso i rapporti non protetti (queste maratone sessuali comportano importanti lacerazioni traumatiche degli organi sessuali, che possono favorire l’ingresso del virus nell’organismo) o attraverso l’uso di droghe iniettabili e scambio di siringhe.
Le persone che assumono terapie antiretrovirali, poi, possono dimenticare di assumere la terapia correttamente durante le sessioni di chemsex e incorrere in un peggioramento della loro stato di salute.

La prevenzione

Per limitare la pratica del chemsex è essenziale informare.
È importante che i servizi sanitari e le associazioni gay si mobilitino per creare dei punti di accoglienza dove le persone possano accedere in modo libero e trovare consulenti competenti. Potranno essere così informate rischi di una sessualità promiscua, sugli effetti delle droghe, sulle vie di trasmissione delle malattie e su come proteggersi.
Sarebbe opportuno poi creare dei luoghi di ascolto, in considerazione anche dei bisogni psicologici di chi si avvicina a questo mondo.

Segnaliamo, infine, che il chemsex si sta pericolosamente espandendo anche tra giovani eterosessuali in cerca di trasgressione. È necessario quindi tornare a parlare della sessualità, dell’affettività e dei rischi connessi alle droghe con gli adolescenti nelle scuole, nei consultori e nelle famiglie.

La popolazione giovanile è una popolazione estremamente a rischio. L’informazione su temi così sensibili non può essere lasciata al web, ma necessita di un piano sanitario e sociale di informazione e prevenzione libero da stigma e giudizio.