Cos’è la dipendenza da sesso?

Dipendenza da sesso, o sex addiction, è un termine relativamente nuovo. Oggi se ne parla accanto a tutte quelle che vengono considerate le new addiction: comportamenti compulsivi legati agli stili di vita (spesso moderni), come internet addiction, gambling, smarthphone addiction, work addiction, cyberg sex addiction e altri.
In questi ultimi trent’anni molte persone hanno chiesto un aiuto professionale per un comportamento sessuale incontrollato. Tuttavia, all’interno della comunità scientifica il dibattito è piuttosto vivace: il desiderio sessuale eccessivo e atipico (ninfomania per la donna e satiriasi per l’uomo) è una dipendenza? O è una forma di disturbo mentale? E quali sono i sintomi specifici che lo contraddistinguono e permettono di non confonderlo con altre patologie, magari sempre legate alla sfera sessuale o affettiva?

Un interesse anche molto intenso verso il sesso non è certo sintomo di un problema psichico. La dipendenza da sesso in realtà indica una situazione diversa.

Affermano Pani e Sagliaschi che:

Il sesso è una componente fondamentale della natura umana, è un luogo di incontro, di comunicazione intima con l’altro, di attaccamento, di sperimentazione del piacere e del contatto. Rappresenta la dimensione in cui ogni persona vive la propria genitalità in termini affettivi ed emotivi.
(Pani, Sagliaschi, 2013).

Quand’è, quindi, che iniziano i problemi?

La classificazione diagnostica della dipendenza da sesso

Per capire quando il comportamento sessuale di un individuo diventa anomalo, ad oggi ci si riferisce al Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM), redatto dall’American Psychiatric Association (APA) – considerato il riferimento fondamentale per tutte le psicopatologie.

Nell’ultima versione del 2013 (denomitata DSM V), i disturbi sessuali non sono più inclusi in una unica categoria diagnostica, ma sono suddivisi in diverse categorie. Queste sono le principali:

  • Disturbi di identità di genere. È bene precisare che l’orientamento sessuale non è considerato certamente un disturbo mentale, ma diventa rilevante dal punto di vista psichiatrico se è fonte di disagio emotivo.
  • Parafilie. In quest’ambito ritroviamo tutti quei casi in cui un desiderio sessuale intenso si sposta dalla stimolazione genitale con partner normali, maturi e consenzienti verso attività sessuali inusuali o oggetti inusuali. Anche qui, si parla di vero e proprio disturbo parafilico se questo spostamento di interesse comporta nella persona profondo disagio psichico e/o include comportamenti pericolosi verso altri individui.
    In questa categoria infatti vengono inclusi il disturbo esibizionistico (eccitazione tramite esposizione in pubblico dei propri genitali), il disturbo feticistico (utilizzo di oggetti inanimati appartenenti ad una persona per innescare l’eccitazione sessuale), il disturbo pedofilico (fantasie e impulsi sessuali rivolti a bambini in età prepuberale) il disturbo frotteuristico (eccitazione sessuale indotta dallo strofinamento contro una persona non consenziente), il disturbo masochistico sessuale (attivazione dell’eccitazione tramite l’essere umiliati, picchiati, legati o gesti che recano dolore), il disturbo sadico sessuale (attivazione dell’eccitazione sessuale tramite comportamenti aggressivi che causano dolore fisico o piscologico verso un’altra persona consenziente o meno), e il disturbo voyeristico (eccitazione sessuale tramite l’osservazione di nascosto di corpi nudi o in attività intime di persone non consapevoli).
  • Separata dalle precedenti, c’è poi l’area delle diverse disfunzioni sessuali che riguardano l’ambito del desiderio e dell’eccitazione sessuale femminile e maschile, distinti. È in quest’area che ci stiamo muovendo, quando parliamo di dipendenza da sesso.

La sex addiction di cui parliamo in questo articolo in realtà non è ancora chiaramente inserita nel DSM V. Ne hanno parlato però diversi autori, dandole nomi diversi. Troviamo ad esempio l’ipersessualità non parafilica descritta da Kafka nel 2001, la dipendenza da sesso descritta da Carnes nel 1983, o il comportamento sessuale compulsivo descritto da Coleman nel 1991).

Supplisce a questa mancanza l’aggiornamento dell’International Classification of Disease (ICD-11, classificazione internazionale delle malattie e problemi correlati), stilato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. È qui che ritroviamo il termine disordine sessuale compulsivo.

L’aggiornamento entrerà in vigore nel 2022 dopo discussione nell’assemblea dell’OMS e può essere già considerato, quindi, una fonte autorevole per fare ordine fra le diverse posizioni degli autori.

Secondo la definizione dell’ICD 11, il disordine sessuale compulsivo è caratterizzato da:

Uno “schema di fallimenti nel controllare gli impulsi sessuali intensi e ripetitivi che sfociano in comportamenti sessuali ripetuti. I sintomi possono includere il fatto che le attività sessuali diventino centrali nella vita della persona al punto da trascurare la salute, la cura personale o altri interessi, attività e responsabilità con numerosi insuccessi negli sforzi a ridurre i comportamenti e il continuo ricorso al comportamento sessuale nonostante le conseguenze avverse o un azzeramento della soddisfazione da esso”.

A livello di studi, comunque, c’è ancora molto lavoro da fare. Il tema rimane controverso, tanto che molti autori (Cantelmi, Sessa e Lambiase nel 2004, Reid nel 2012, Weiss nel 2012) stanno lavorando sul tema. L’obiettivo è delineare i possibili criteri diagnostici per identificare i sintomi specifici e tipici di una dipendenza comportamentale.

I sintomi per identificare il disturbo sessuale compulsivo

Vediamo adesso quali sono i criteri che permettono di identificare un disturbo sessuale compulsivo, secondo la letteratura attuale:

  • Presenza ricorrente di fantasie sessuali intrusive (ossessività) che creano stati eccitatori inadeguati, accompagnati da ansia e agitazione.
  • Impulsi e comportamenti sessuali presenti da almeno sei mesi, che non siano indotti da altre condizioni di alterazione (sostanze, stati maniacali o ipomaniacali, malattie organiche, ecc.).
  • Condotte sessuali ripetitive che la persona sente di non poter controllare ed è costretta ad attuare per rispondere alle fantasie ricorrenti e per calmare lo stato di disforia.
  • I pensieri e i comportamenti impegnano la persona per lunghe ore della giornata interferendo significativamente su attività scolastiche, lavorative, relazionali e affettive.
  • Presenza di senso di colpa, vergogna e forte disagio psicologico dopo la messa in atto del comportamento compulsivo. Questi sentimenti vengono rimossi tramite la ripetizione del comportamento stesso.
  • Vi è la difficoltà a instaurare e mantenere legami intimi affettivi e duraturi.
  • La persona affetta da ipersessualità tende a mentire e manipolare le persone significative.

A questo elenco, Weiss aggiunge una serie di comportamenti ricorrenti (Weiss, 2012):

  • Avere rapporti promiscui e con più persone contemporaneamente.
  • Trascorrere molte ore in internet su siti pornografici.
  • Masturbarsi compulsivamente, con o senza materiale pornografico.
  • Partecipare a luoghi di incontro con prostitute, strip club, essere coinvolti in determinati ambienti dove si pratica sesso.
  • Utilizzare frequentemente chat per incontri casuali e anonimi

In pratica…

Come in tutte le dipendenze, la persona che ne è preda sperimenta uno stato continuativo di disforia (l’opposto dell’euforia: comprende sensazioni spiacevoli come ansia, angoscia, tensione…) che cerca di alleggerire attraverso i propri comportamenti compulsivi; in questo caso, cercando continuamente l’appagamento del desiderio sessuale e di situazioni che sostengano l’eccitazione.

Il contatto tra la persona e l’oggetto della dipendenza (in questo caso l’attività sessuale) permette all’individuo di sentirsi diverso, di provare un piacere temporaneo. Durante lo stato eccitatorio si liberano neurotrasmettitori come noradrenalina, dopamina, endorfine che mantengono uno stato di euforia. Le ferite della psiche vengono temporaneamente lenite. Si vive uno stato dissociativo che può portare sollievo da emozioni quali rabbia, tristezza, impotenza ma anche da sintomi più localizzati e percepiti a livello somatico (come ad esempio cefalee, gastralgie etc).

Dopo la messa in atto del comportamento compulsivo, però, la persona si sente in colpa. Entra in un circolo vizioso che la porta a cercare nuovamente e ossessivamente un appagamento sessuale per alleviare i propri sintomi, senza però risolvere i problemi che ne sono alla base.

Al contrario, i problemi aumenteranno. Proprio come le sostanze stupefacenti, anche la “sostanza-sesso” finisce col dare assuefazione, per cui la frequenza dei comportamenti deve essere aumentata per ottenere la stessa sensazione di benessere transitorio (o quantomeno per attenuare la propria disforia di base…). La sospensione del comportamento porta a fenomeni di astinenza come irritabilità, aggressività, malessere (Avenia Pistuddi, 2007).

Per il dipendente, l’impulso non è controllabile; le conseguenze del suo comportamento vengono sottovalutate o negate. Gli effetti di questa iperattività, invece, sono a dir poco pesanti su tutta la vita della persona: nel caso di dipendenza da sesso i danni investono la sfera affettiva, sociale, lavorativa o di studio.

Il sex addicted si impoverisce, progressivamente, sul piano degli affetti: non è più in grado di avere legami intimi soddisfacenti, smette di coltivare le proprie amicizie, trascorre il tempo a pianificare il prossimo atto sessuale tralasciando tutto il resto.

Cala il rendimento sul lavoro o nello studio, si diventa abulici e apatici anche sul piano creativo e cognitivo.

Carnes, sottolinea come vi possa essere un’evoluzione anche pericolosa della dipendenza: la progressiva tolleranza spinge a sperimentare modalità nuove e più perverse della sessualità, fino a mettere sé stesso e altre persone a rischio. Ad esempio, si può passare ad una pornografia on line sempre più spinta, all’utilizzo di chat erotiche o di sesso virtuale (cyber sex), iniziare la frequentazione di festini con rituali sessuali promiscui, aggiungere l’uso di droghe (come ad esempio nei festini di chem sex), fino a sviluppare un vero e proprio disturbo parafilico sconfinando in condotte illecite (ad esempio voyerismo, pedofilia, ecc.).

Le origini remote della dipendenza sessuale

La dipendenza da sesso, quindi, proprio come le altre dipendenze è una risposta immediata e illusoria a un malessere interno.
È lecito chiedersi, quindi, quali sono le origini più profonde di questo rapporto disturbato con il sesso e come si sviluppa. Capire l’origine del disturbo, la sua eziopatogenesi.

Lo sviluppo della sessualità nel bambino

Lo sviluppo sessuale nel bambino è stato descritto con attenzione già dalla psicoanalisi classica nelle sue diverse fasi.

  • Gli impulsi sessuali sono già presenti nel neonato e vengono generalmente espletati attraverso la suzione del seno materno. Siamo ancora in quella che è detta fase orale e questi impulsi hanno una funzione primaria di generare piacere, di tranquillizzare.
  • Dopo l’anno di età il bambino accede alla fase anale, che dura dal primo al terzo anno. L’esplicazione del piacere viene concentrata nell’acquisizione di una propria autonomia nel gestire la propria attività sfinterica. Durante questa fase il bambino inizia a gestire le proprie frustrazioni e la rabbia.
    Se, in questo delicato momento dello sviluppo, i genitori mostrano un’attenzione eccessiva verso la capacità del bambino nel gestire la minzione, la defecazione e l’igiene, si crea nel bambino una tensione emotiva che può strutturare un tratto di personalità rigida. Gli effetti si rispecchieranno anche nelle fasi successive dello sviluppo sessuale.
  • Nella fase fallica (dai tre ai cinque anni circa), l’oggetto di interesse si sposta sul fallo del bambino e sulla sua assenza nella bambina. L’esplorazione dell’area genitale genera piacere come esperienza prettamente sensoriale. Anche qui, un atteggiamento giudicante, dispregiativo o negante da parte dei genitori può condurre a un impedimento di una fase esplorativa e di accettazione di una propria sessualità (Kaplan, 1974).
    In un’educazione corretta, la manipolazione dei genitali non deve essere vissuta come sconveniente, ma come un gesto di intimità. Come tale, al bambino va insegnato che è meglio non esibirla in pubblico ma all’interno di una dimensione privata.
  • La fase fallica si fonde, a livello temporale, con la fase edipica. Sempre attorno a questa età, assistiamo al “complesso di Edipo ed Elettra”, teorizzato da Sigmund Freud e ancora attuale. Attraverso la rievocazione mitologica di Edipo ed Elettra viene rappresentato il desiderio sessuale del bambino (maschio o femmina) verso il genitore del sesso opposto. La fase edipica è una fase delicata in cui le ambivalenze e le proiezioni genitoriali sul figlio o sulla figlia sono fondamentali per un corretto sviluppo di una identità sessuale e una sessualità matura.
  • La fase successiva è detta fase di latenza. L’interesse del bambino/a non è più concentrato sul corpo ma sulla relazione esterna con i pari, sul gioco e sullo sviluppo di competenze cognitive progressivamente superiori.
  • La fase genitale, nelle sue manifestazioni esplicite, si ripropone nella pubertà. Una prima manifestazione della propria sessualità nell’adolescente si manifesta nell’autoerotismo e nella masturbazione, pratica che favorisce il contatto con il proprio corpo e la conoscenza della dimensione soggettiva del piacere. L’accesso alla masturbazione nel giovane permette di accedere all’altro sesso in modo più sereno.

A partire da questo schema, possiamo cercare di capire dove sono le radici più profonde dei problemi che riguardano la sfera sessuale, ed in particolare della dipendenza da sesso.

I problemi nello sviluppo sessuale

Quand’è, quindi, che si viene a creare un legame patologico tra il soggetto e il sesso, vissuto come un oggetto di dipendenza anziché come una modalità relazionale?

Le persone che sviluppano questa particolare dipendenza di solito hanno avuto esperienza di repressione degli impulsi sessuali da bambini. Potrebbero aver avuto, ad esempio, un genitore rigido, giudicante o negante rispetto alla sessualità. Molto spesso sono persone che hanno subito traumi che possono andare da esperienze di profonda trascuratezza sul piano affettivo, fino all’abuso sessuale vero e proprio.

La genesi delle dipendenze

Molti studi si sono concentrati sull’analisi degli stili di attaccamento tra il bambino e il suo caregiver (ovvero la persona preposta all’accudimento principale, di solito la madre). Una relazione serena e sicura con il genitore dà al bambino i giusti strumenti per sviluppare appieno le proprie strutture mentali, le proprie risorse emotive e cognitive. Il bambino sarà un adulto capace di gestire lo stress e le condizioni emotive avverse in modo funzionale, ovvero adeguato ad una vita soddisfacente ed equilibrata.

Questo non avviene quando si sviluppano stili di attaccamento ansioso, evitante e/o disorganizzato (Ainsworth, 2009). In questi casi la relazione con la figura primaria è basata sull’insicurezza, sul giudizio e su uno stile relazionale caotico; il bambino non riesce a elaborare le capacità emotive e cognitive funzionali che lo aiuteranno, nel futuro, a sostenere qualunque tipo di situazione stressante.

Ecco che nasce la tendenza a sviluppare dipendenze. In una persona con questi stili di attaccamento, di fronte ad una situazione disagevole di qualsiasi tipo, il cervello sviluppa un elevato tasso di cortisolo (neurotrasmettitore liberato dall’asse ipotalamo e ipofisi, circuito interessato dallo stress) che aumenta la reattività, i sintomi di ansia e la tensione emotiva. Gestire un qualsiasi problema quotidiano diventa difficile; l’angoscia percepita rimane alta e la persona cerca rifugio in una sostanza o in un comportamento compulsivo per sedare tali sensazioni spiacevoli. Ad esempio, nella dipendenza sessuale.
Queste persone hanno generalmente una bassissima autostima e un senso di sé caratterizzato da pensieri avvilenti, severi e giudicanti. La relazione con l’altro viene vissuta come una minaccia per la propria integrità e una fonte di angoscia; si temono l’incertezza e l’abbandono. La dipendenza diventa un sostitutivo di una sana relazione con l’altro.

La predisposizione ai comportamenti sessuali eccessivi

Esistono patologie psichiatriche che predispongono ad uno sviluppo di un comportamento sessuale eccessivo (in termini tecnici, si parla di comorbilità con patologie psichiatriche): sono ad esempio i disturbi d’ansia e di fobia sociale, i disturbi affettivi (e in particolare il disturbo bipolare), i disturbi di personalità, il disturbo da discontrollo degli impulsi, ma anche i disturbi indotti da sostanze, gioco d’azzardo patologico, schizofrenia.

In tutti questi casi quello che cambia non è solo la frequenza o l’oggetto delle pulsioni sessuali; si viene proprio a creare una sorta di asimmetria fra le diverse fasi della risposta sessuale.

Normalmente, queste fasi sono così strutturate:

  • La fase di eccitazione, in cui si ha la percezione di sensazioni erotiche accompagnate da una componente neurovegetativa eccitatoria come un aumento della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa.
  • La fase di plateu, che precede l’orgasmo.
  • La fase dell’orgasmo, in cui aumentano dopamina ed endorfina.
  • Infine, la fase di risoluzione.

Una persona con una ipersessualità tende a ricercare in continuazione lo stato eccitatorio e a mantenerlo e alimentarlo più a lungo nel tempo, oppure ricerca multipli orgasmi (magari sostenendosi con sostanze come cocaina, metamfetamina, GHB ecc.). L’obiettivo fondamentale è di permanere in quello stato dissociato ed euforico il più a lungo possibile. I neurotrasmettitori coinvolti sono gli stessi che sono implicati nelle dipendenze da sostanze.

Che approccio terapeutico è utile per chi soffre di comportamento sessuale eccessivo?

Purtroppo, non è facile rendersi conto di avere un problema legato a un comportamento sessuale eccessivo. Di solito si arriva a chiedere aiuto solo tardivamente, quando già gran parte della propria vita è stata intaccata dalle conseguenze del comportamento compulsivo.

Entrano in gioco vissuti di colpa, vergogna e stigma. La persona che soffre di questa dipendenza non dovrebbe stare da sola, ma dovrebbe rivolgersi a centri specializzati per questo tipo di disturbo in cui può essere accolta in un ambiente supportivo e mai giudicante.

Data la complessità di questa dipendenza, prima di intraprendere un percorso diventa fondamentale conoscere nel profondo la storia personale, eventuali traumi infantili, abusi, negligenze affettive. Conoscere come la persona vive la sua sessualità e come l’ha vissuta da bambino e da adolescente; quali sono le fantasie, i pensieri angoscianti e le distorsioni cognitive che accompagnano il sesso, e come gestisce invece la sua rabbia e la sua aggressività.

Occorre inoltre comprendere la struttura personologica della persona e identificare i segni e i sintomi di possibili patologie psichiatriche come depressione, disturbo bipolare, disturbo di personalità.

Dopo aver approfondito l’inquadramento diagnostico, l’approccio cognitivo-comportamentale sembra essere l’intervento più efficace per riprendere il controllo sui propri comportamenti lavorando su fronti diversi.

Riprendere il controllo delle proprie azioni

La persona che soffre di dipendenza da sesso va aiutata a proteggersi attraverso un’analisi dei fattori di rischio che la spingono a ricadere nei comportamenti compulsivi, dei fattori predisponenti, e soprattutto aiutandola a maturare una progressiva consapevolezza dei propri stati emotivi.

Imparare a gestire le difficoltà personali senza la risposta illusoria della dipendenza

Si impara a ridimensionare le emozioni negative, a superare il senso di vuoto, di solitudine e vergogna. I pazienti imparano nuovi modi di affrontare le situazioni difficili della vita, più funzionali. In certi casi, può essere utile un supporto farmacologico per gestire sintomi come ansia e insonnia o per gestire la componente ossessivo-compulsiva,.

Ricostruire le proprie relazioni sociali

Va sempre ricordato, poi, che ognuno di noi si muove all’interno di un “sistema” composto da relazioni, affetti e ambito lavorativo. Per chi ha visto le proprie relazioni deteriorarsi, risulta fondamentale riproporre una graduale ripresa dei contatti con le persone significative o eventualmente il coinvolgimento diretto dei famigliari o dei partner nella cura.

Elaborare l’eventuale trauma

Un altro aspetto da affrontare, sicuramente più complesso, è l’elaborazione del trauma (se presente). L’integrazione e l’elaborazione dell’esperienza traumatica è sicuramente il passaggio più difficile e delicato. Occorre un ambiente valido e tecniche appropriate (ad esempio l’EMDR, il transfert psicanalitico, l’approccio gestaltico) che creano intorno alla persona sicurezza e fiducia. Il paziente deve poter sperimentare i propri stati d’animo, i propri agiti e le proprie ambivalenze all’interno di un contenitore terapeutico solido.

Anche la condivisione del problema in terapia di gruppo, superato l’impasse del timore del giudizio, può rivelarsi utile per uscire dalla dipendenza da sesso.

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