Il tema dell’alcolismo riveste sempre più una rilevanza in termini di salute pubblica soprattutto per il coinvolgimento della fascia dei più giovani. Gli ultimi dati statistici disponibili nella relazione al Parlamento sugli interventi realizzati nel 2018 in materia di alcol e problemi correlati, rilevano che 8 milioni e 600 mila persone in Italia sono consumatori a rischio e 68 mila sono in carico presso i servizi di alcol dipendenza, di cui il 27.1% sono nuovi utenti.

Quando il consumo di alcool diventa dannoso

Si parla di consumo dannoso quando il comportamento a rischio ha nel tempo determinato un danno effettivo all’organismo. Mentre parliamo di alcol dipendenza quando siamo in presenza di fenomeni cognitivi, organici e psichici derivanti dal consumo continuativo o episodico di elevati quantitativi di alcol.

I consumatori a rischio sono quelli in cui il bere può influire negativamente alla salute in caso di persistenza di questo comportamento. In particolare, per definire il livello di rischio si considera la quantità alcolica giornaliera assunta espressa in 1 unità alcolica che equivale a:

  • 1 bicchiere di birra 330ml o bevanda a 4.5°
  • 1 bicchiere di vino 125ml o bevanda a 12°
  • 1 aperitivo di 80ml o bevanda a 18°
  • 1 bicchiere di cocktail alcolico 40ml o bevanda a 36°

Si considerano quindi bevitori a rischio

  • ragazzi che bevono qualsiasi bevanda alcolica sotto i 16 anni;
  • consumatori di più di una unità alcolica in età compresa fra 18-20 anni e oltre i 65 anni;
  • donne adulte che consumano più di 1-2 unità alcoliche al giorno;
  • uomini adulti che consumano più di 2-3 unità alcoliche al giorno;
  • tutti coloro che assumono più di 5 unità alcoliche in una unica serata (modalità nominata binge drinking molto diffusa tra la popolazione giovanile).

Questi dati ci dicono che qualsiasi uso di alcolici in ragazzi al di sotto dei 16 anni può determinare un rischio elevato per la salute e lo sviluppo di un comportamento di abuso. I dati statistici a nostra disposizione ci segnalano che il primo bicchiere di bevanda alcolica è stata bevuta da ragazzi in età compresa tra gli 11 e 14 anni (52.8% degli intervistati in fascia di età 11-19 anni – Alcol Prevention Day 2019)

L’alcolismo nei giovani

L’uso della bevanda alcolica nella fascia giovanile è in genere associata a momenti ricreativo ludici, l’assunzione avviene tendenzialmente lontana dai pasti, quindi con l’intento di alterarsi, in discoteca o al pub e trova un luogo nello “sballo”, nel passaggio rituale al mondo adulto, nella facilitazione sociale, nello stare in gruppo.

Si perde il confine e il limite favorendo l’uso di altre sostanze psicoattive come le droghe sintetiche in una escalation pericolosa. Le modalità inoltre sono spesso associate a delle abbuffate alcoliche (binge drinking) dall’aperitivo in cui si utilizza birra, fino all’uso di alcolici più significativi con vodka, rum e gin durante la serata. Tali abbuffate causano frequenti accessi in pronto soccorso per gravi stati di intossicazione.

La popolazione giovanile scarsamente accede alla consapevolezza del rischio sia sul piano delle conseguenze sul proprio organismo sia in termini di esporsi a situazioni a rischio come ad esempio essere postati sui social in situazioni imbarazzanti ed essere esposti allo scherno. Ricordiamo inoltre che l’alcol alla guida è la prima causa di morte nei giovani (2800 all’anno).

I danni sul cervello dell’alcool nei giovani

L’organismo di un ragazzo è particolarmente esposto ai danni dell’alcol che interferisce sullo sviluppo del sistema nervoso centrale soprattutto se assunto prima dei 25 anni, ne impedisce la maturazione della sostanza bianca e delle sinapsi neuronali.

Esaminando i referti della risonanza magnetica per imaging i ricercatori hanno constatato che nel cervello dei ragazzi che erano rimasti astemi o lievi bevitori si stava verificando una riduzione della materia grigia e un aumento della materia bianca. Ricordiamo che la materia grigia rappresenta quella parte di corteccia cerebrale occupata dai corpi delle cellule neuronali, mentre la sostanza bianca rappresenta la componente di fibre che permette la connessione delle varie aree cerebrali.

Nei 127 soggetti di forti o meno forti bevitori avveniva lo stesso processo, ma con tempi cambiati: la materia grigia declinava molto rapidamente al contrario della materia bianca che si espandeva più lentamente. Questo prova che il deragliamento della materia bianca e della materia grigia è presente già nei primi stadi di alti consumi alcolici. Il compattamento della sostanza grigia sembra essere una cristallizzazione rigida della popolazione neuronale con la perdita della plasticità che è una caratteristica fondamentale del sistema nervoso in salute. Il deficit cognitivo principale che si evidenzia riguarda la memoria e un netto calo del rendimento scolastico.

Il sistema enzimatico epatico di un ragazzo, non è assolutamente pronto a smaltire l’alcol nell’organismo, gli enzimi deputati alla metabolizzazione della molecola (alcol deidrogenasi) sono ancora immaturi, comportando una permanenza della tossicità della molecola più a lungo nell’organismo. Nelle donne e nelle ragazze gli enzimi alcol deidrogenasi sono molto meno efficaci di quelli maschili. La fatica dell’organo epatico esposto alla molecola dell’alcol determina nel tempo un aumento degli enzimi epatici, un aumento dei radicali tossici e un sovvertimento della struttura epatica fino allo sviluppo della temuta cirrosi epatica.

Effetti dell’alcool a lungo termine

L’alcol ha effetti a lungo termine ed e causa diretta di molti tumori che potrebbero manifestarsi in età adulta, nella donna ad esempio il rischio di sviluppare il cancro a seno è direttamente correlato alla quantità d’alcol assunta nel tempo. Le patologie croniche che sono strettamente connesse all’abuso alcolico sono molte e sono note.

Come aiutare un figlio che beve

Nelle campagne di prevenzione rivolte alla popolazione giovanile occorre mettere in atto molte risorse: la famiglia, il medico di medicina generale, se non addirittura il pediatra di famiglia, la scuola, i media e i locali pubblici.

In famiglia occorre essere coerenti rispetto al consumo di alcol, sappiamo che i figli di genitori alcolisti hanno una probabilità di sviluppo della patologia più elevata, tuttavia spesso non ci si accorge dell’uso che viene fatto in casa e della valenza che l’adulto conferisce all’alcol. Ad esempio, il pranzo e la cena si accompagnano con il vino e si dice al ragazzo che lo si beve solo “da grandi” o addirittura che “fa male”. Il giovane potrebbe chiedersi “e allora perché tu lo bevi”. Persiste l’idea che l’alcol sia un ingrediente fondamentale della convivialità, del divertirsi e non ci accorgiamo che dopo una festa o una grigliata stiamo raccogliendo un “sacco” di bottiglie di alcolici vuote.

Gli adolescenti emulano gli adulti, occorre dare il buon esempio ed essere coerenti. I limiti vanno spiegati, i concetti di moderazione dobbiamo averli in primis noi. Vi è inoltre la convinzione che l’alcolismo sia relegato ad una popolazione emarginata e disadattata ma attualmente non è più cosi, si beve all’interno di ogni contesto sociale.

Come prevenire il consumo di alcool nell’adolescenza

I medici di medicina generale si sono già attivati per mantenere una vigilanza sul tema della prevenzione, di monitoraggio su famiglie a rischio o sui soggetti a rischi e va potenziata la rete di sostegno e di comunicazione tra il medico di famiglia e i centri territoriali competenti al trattamento delle dipendenze.

La scuola ha il dovere di mantenere uno sguardo estremamente attento e competente sul tema alcol e droghe, sulle dinamiche relazionali tra i ragazzi stessi e i social e sulle loro famiglie. Gli adolescenti vanno coinvolti in modo diretto nel comprendere, affrontare, elaborare tecniche di diffusione (con tecnologie che gli appartengono) di alcuni temi in cui devono essere e sono assoluti protagonisti e responsabili. Le prediche e le norme “calate” dagli adulti non servono, non vengono ascoltate.

Le persone giovani sono giustamente onnipotenti e hanno scarsa consapevolezza del rischio. Sono tuttavia più attenti ai temi inerenti ai danni acuti di una determinata sostanza rispetto alle conseguenze che si potrebbero verificare nell’età adulta. Sono sensibili alla reputazione nel gruppo e più disponibili a contemplare i rischi legati a comportamenti in stati alterati postati sui social (cyberbullismo-sexting).

Sono ancora scarsi gli interventi nei locali e nei supermercati rispetto al divieto di vendere bevande alcoliche ai minorenni.

Ancora più inadempienti sono i media che mantengono alta la presenza di campagne pubblicitarie in favore di bevande alcoliche il cui contesto coinvolge spesso presenze di attori molto giovani.