L’alcolismo è un problema che interessa non solo chi beve ma anche chi gli sta vicino. Il partner e i figli infatti subiscono pesantemente le conseguenze di questa malattia.

Oggi ci vogliamo occupare di loro, tuttavia non dimentichiamoci che l’alcolismo non è un vizio, non è una debolezza di carattere, non è una questione di essere una cattiva la persona, ma è una malattia che conduce la persona a perdere il controllo sul bere, a diventarne succube, ad assumerne sempre di più anche se consapevole delle conseguenze negative che questo comporta sia per sé che per chi gli è vicino. Il fallimento dell’alcolista rispetto all’illusione di poter essere più forte dell’alcol, lo porta a sperimentare continui momenti di frustrazione, colpa vergogna e solitudine.

Convivere con un alcolista

Avere il compagno o il marito affetto da alcolismo porta a vivere nell’incertezza del presente e del futuro, nell’ansia continua, costantemente preoccupate rispetto alla sua salute, alla sua capacità di controllarsi e di riprendersi, di non sapere in che stato ritornerà a casa questa sera. Siete preoccupate per i vostri figli che spesso sono protagonisti passivi dei litigi, delle tensioni e dell’impotenza. Bambini spaventati, delusi, quasi attoniti di fronte ad un padre alterato, irriconoscibile. Vi siete sentite in dovere di fare presto qualcosa per proteggerli per allontanarli. Vi siete ritrovate vostro malgrado a coprire le sue bevute, a minimizzare, a rassicurare i bambini che non è niente che andrà meglio, che è solo un momento. Intanto il momento diventa lungo anni.

Vi ritrovate spesso ad arrabbiarvi e scagliarvi verbalmente o fisicamente contro l’uomo che avete scelto, che avete sposato e che ora non riconoscete più e lui si sente ancor più giustificato a bere per reggere gli assalti rabbiosi dando a voi la colpa del suo comportamento.

Vi abituate ad andare dietro al suo umore variabile, a trascurare voi stesse e i vostri bisogni e a sentirvi sole, impotenti a tal punto da sperimentare una sensazione angosciante di vuoto, vergogna, impotenza, solitudine e tristezza. Vi ritrovate a controllare ogni suo spostamento, ogni cassetto, alla ricerca della bottiglia, cercate di non tenere l’alcol in casa. Ogni vostro movimento è in funzione del suo problema.

Come riconoscere l’alcolismo

Fermiamoci un attimo e soffermiamoci a pensare a tutte le emozioni che giustamente vi assalgono e si affollano nella mente. Iniziamo con dei punti fermi. Iniziamo a capire cos’è l’alcolismo.

Partiamo da una premessa importante, come già citato prima, l’alcolismo è una malattia riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità: è una malattia cronica caratterizzata da alterazioni comportamentali, fisiche e psichiche causate dal consumo continuativo o periodico di quantità elevate di alcol, è una malattia soggetta a ricadute. Gli effetti dell’alcolismo interferiscono pesantemente con la salute con la vita lavorativa, relazionale e sociale della persona.

La dipendenza alcolica è caratterizzata da un comportamento ossessivo di ricerca compulsiva di bevande alcoliche e da assuefazione e tolleranza (per raggiungere un determinato effetto desiderato dall’individuo è costretto a bere quantità sempre maggiori di bevande alcoliche). Anche per l’alcol dipendenza, come per qualunque tossicodipendenza, la brusca interruzione del consumo di alcol causa la sindrome da astinenza caratterizzata da tachicardia, tremori, nausea e vomito, agitazione, allucinazioni, convulsioni.++

Come aiutare un alcolista

Se l’alcolismo è una malattia necessita di una cura medica specialistica. Come per l’ipertensione o il diabete la persona deve essere accolta da personale esperto e qualificato che si prenda cura del problema. Voi quindi non potete salvarlo. Potete cercare di capire senza giudicare e potete accompagnarlo nel prendere consapevolezza di avere un problema e invitarlo a prendere il contatto con una struttura pubblica o privata preposta.

Come famigliare tuttavia non dovete rimanere sole. Prendetevi del tempo per voi stesse per trovare un momento di confronto con persone che lavorano nell’alcolismo per informarvi, per riportare le vostre preoccupazioni, per trovare conforto, per lasciare gestire a qualcun altro, per prendere la giusta distanza. Solo in una situazione di maggiore comfort sarete in grado di prendere la decisione giusta per voi, per i vostri figli e per lui.

Marito dipendente da alcol: ecco come comportarsi

Siamo convinti che non ci sia un modo giusto o sbagliato davanti a un parente un amico o un marito alcolista, tuttavia ci sembra utile darvi dei consigli.

Se dovete fronteggiare una dipendenza d’alcol della persona amata, cercate di non rimanere sole, rivolgetevi sempre a qualcuno che lavora nel campo delle dipendenze che vi possa dare uno spazio di ascolto e alcune indicazioni comportamentali. Evitate di problematizzare la questione quando il vostro compagno è in uno stato alterato ma cercate di avvicinarvi al tema con delicatezza, la giusta preoccupazione e in assenza di pregiudizio quando sobrio. Mettetevi in una posizione di incoraggiamento, fategli capire che siete pronti a mettervi in gioco anche voi, ma stabilite un limite entro il quale voi sentite di potervi muovere senza nuocere a voi stesse, questo è molto importante.

dipendenza da alcol - alcolismo - mio marito è un alcolista

Un atteggiamento disponibile e accogliente tuttavia non deve portare a coprire i suoi comportamenti disfunzionali, le sue manchevolezze, gli ammanchi economici e le assenze dal lavoro o dagli impegni famigliari. L’alcolista non va trattato in modo infantile.

I sentimenti di rabbia e impotenza sono vissuti che normalmente avvertono quasi tutte le persone che vivono accanto a chi ha problemi di dipendenza. Risulta importante comprenderli e cercare un modo per gestirli. Questo permette di mantenere una lucidità e una serenità utile per fronteggiare il problema. Una posizione di critica, di rimprovero e di attacco non è proficua. Il controllo sistematico della casa, dei suoi vestiti, del luogo di lavoro non è utile, il bevitore si sente braccato, sminuito, deresponsabilizzato. Inizierà a percepirvi “il controllore” e non sarà più sincero con voi.

Essere alleati tuttavia non significa essere succubi, se il suo problema vi causa dolore, tristezza, eccessiva preoccupazione occorre prendere della distanza, a volte anche fisica se serve, che risulta utile per farvi sentire meglio e più protette.

Co-dipendenza affettiva

Se vi ritrovate a sperimentare una sensazione di invischiamento eccessivo, se sentite il dovere di “doverlo salvare”, di doverlo controllare in modo ossessivo, di far fatica a pensare che non possa fare a meno di voi, se la vostra missione di vita è farlo uscire dallo spirale dell’alcol, fermatevi e chiedete aiuto, confrontatevi con qualcuno perché potreste essere di fronte ad una vostra co-dipendenza con il vostro partner.

La co-dipendenza affettiva è una sindrome in cui esiste una connessione patologica tra una persona che mostra un bisogno estremo di dipendere (da persone o sostanze) e un’altra che ha bisogno di esercitare il suo controllo e il suo dominio per sentirsi utile, amato e per non pensare alle proprie fragilità che solitamente trovano radici nell’infanzia (abbandoni precoci, genitori affetti da alcolismo, trascuratezza affettiva durante l’infanzia lutti, scarsa stima di sé, sentirsi vuoti, bisogno di essere amati).

Se vi ritrovate dentro le dinamiche di una persona dipendente e soffrite, fermatevi e ripensate alla vostra storia personale e domandatevi “perché sto facendo questo, per chi”? Fatevi aiutare a mettere ordine ai vostri pensieri e alla vostra storia.

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