Maria, Erba, Mary Jane, Tea, Acapulco gold, Pot, Ganja, sono questi alcuni dei nomi con cui viene comunemente chiamata la droga illegale più diffusa al mondo: la cannabis.

Il termine cannabis comprende tutti i componenti psicoattivi derivati dalla pianta Cannabis Sativa, fra cui, i più importanti sono il tetraidrocannabinolo (THC) ed il cannabidiolo (CBD).

Reperibile come hashish (resina delle infiorescenza); marijuana (foglie essiccate, fiori e parte del gambo) e olio di hashish (olio ottenuto per estrazione con solvente organico, dotato di elevato contenuto di THC, dal 10 al 60%). Il THC quindi, può essere ingerito, fumato od inalato.

Quando fumato, passa dai polmoni al circolo sanguigno e rapidamente si diffonde in tutto il corpo arrivando al cervello; quando ingerito, l’effetto è ritardato dai 30 ai 60 minuti.

Sebbene la cannabis abbia una tossicità “diretta” molto bassa, l’effetto generato può essere più o meno marcato e variabile in relazione alla personalità dell’assuntore, allo stato psicofisico e alle condizioni ambientali e può determinare una tossicità “indiretta” anche molto elevata (per es. alto tasso di incidenti stradali).

Gli effetti sono resi possibili dal fatto che la molecola di THC è strutturalmente simile agli endocannabinoidi (es. anandamide) che il nostro corpo produce, così, la sostanza può agire come fosse quella interna e modificare le comunicazioni cerebrali.

Gli effetti possono essere distinti in quelli a breve e quelli a lungo termine:

Effetti a breve termine della cannabis

Questi effetti sono connessi all’attivazione delle aree cerebrali che contengono un maggior numero di recettori (cervelletto, ippocampo, amigdala, striato etc.)

Quello più noto e ricercato è il cosiddetto “high”, dovuto principalmente all’aumentata disponibilità di dopamina (l’ormone del piacere) nel circuito del reward.

Altri effetti includono:

  • alterazioni sensoriali ( es.iperestesia)
  • alterato senso spazio-temporale
  • variazioni del tono dell’umore
  • compromissione della capacità di movimento
  • difficoltà nel pensare e nel problem-solving
  • compromissione della memoria
  • allucinazioni, deliri, psicosi indotta (quando assunta in grandi concentrazioni)

Effetti a lungo termine della cannabis

L’utilizzo di marijuana, inoltre, può influire sullo sviluppo cerebrale, specie quando assunta dall’adolescenza, alterando la funzionalità delle aree che regolano la concentrazione, la memoria, la capacità di pensare e di apprendere.

Alcuni studi pongono l’attenzione sulla possibile compromissione del quoziente intellettivo in coloro che iniziano l’utilizzo da giovani, senza completo ripristino delle capacità intellettive con l’interruzione dell’utilizzo; tuttavia sono in corso studi per verificare come e per quanto tempo perduri l’effetto della sostanza sul cervello.

Inoltre, l’utilizzo a lungo termine in soggetti vulnerabili può essere connesso ad alcune patologie psichiatriche, ad esempio la psicosi indotta od il peggioramento dei sintomi in pazienti con schizofrenia.

Inscindibile, inoltre, la correlazione con i disturbi della sfera dell’umore e dell’ansia : molti soggetti con depressione o ansia utilizzano il THC a scopo auto-curativo e viceversa lo stesso utilizzo può a lungo termine amplificare l’alterazione dell’umore e dell’ansia.

Effetti sull’organismo della THC

Oltre agli effetti sul cervello, l’azione del THC si riflette su tutto l’organismo:

  • Problemi respiratori: la marijuana fumata irrita i polmoni così come il fumo di tabacco, portando a tosse secca e/o grassa e predisponendo ad un aumentato rischio di infezioni polmonari. Non è noto un aumentato rischio di neoplasia polmonare
  • Problemi cardiaci: la marijuana aumenta il battito cardiaco fino a tre ore dopo averla fumata, aumentando, così, il rischio di infarti.
  • Nausea e vomito: l’uso regolare a lungo termine può portare, in alcune persone, lo sviluppo della Sindrome di Iperemesi da Cannabinoidi che determina cicli regolari di nausea intensa, vomito, disidratazione che può divenire anche grave.
  • Effetti sul feto: i neonati da donne utilizzatrici, si è riscontrato un aumentato rischio di problemi di attenzione, memoria e problem solving rispetto ai nati da madri non utilizzatrici.

Rischi nel consumo della cannabis

Sebbene la percezione del rischio connesso all’uso di THC sia estremamente basso, studi evidenziano come dal 9 al 30% dei soggetti utilizzatori possono sviluppare un Disturbo da Uso di Cannabis di gravità più o meno intensa e le persone che iniziano ad utilizzare THC prima dei 18 anni hanno un rischio da 4 a 7 volte maggiore di sviluppare un vero e proprio disturbo in età adulta. Se sei un genitore che si preoccupa per il proprio figlio ti consigliamo di leggere il seguente articolo e approfondire l’argomento: quello che i genitori devono sapere.

Oltre agli effetti della sostanza stessa, la marijuana è spesso la ‘Gateway drug’, ovvero la sostanza che può introdurre all’utilizzo di altre droghe, modificando la risposta cerebrale alle altre sostanze d’abuso e predisponendo a comportamenti di addiction.

Tuttavia è da chiarire come la maggior parte degli utilizzatori non sviluppa altri disturbi da uso di sostanza e quanto siano importanti anche i fattori sociali ed ambientali nello sviluppo della addiction.

Come smettere di consumare la marijuana

Attualmente non ci sono farmaci per il trattamento per il Disturbo da Uso di Cannabis, ma il supporto comportamentale ha mostrato effetti positivi nell’affrontare e mantenere l’astinenza.

La terapia comportamentale mira a modificare le aspettative ed i comportamenti relati all’uso e potenziare ed aumentare le strategie per una vita salutare.

Certamente affrontare le cause che hanno portato al ricorso alla sostanza è un fattore cruciale, indagare la presenza di disturbi dell’umore o della sfera ansiosa e trattarli adeguatamente, come anche valutare le difficoltà e gli elementi di supporto a livello ambientale.

La dipendenza da cannabinoidi è una malattia cronica recidivante del cervello e la terapia prevede un percorso molto complesso, come per qualsiasi altra malattia riguardante l’individuo ed il suo rapporto con l’ambiente, ma rimane un percorso possibile.

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