Le dipendenze patologiche si caratterizzano per l’uso reiterato di sostanze d’abuso o per la ripetizione incontrollata di comportamenti che, alla lunga, si rivelano disfunzionali per il soggetto. Si può essere dunque dipendenti dalla cocaina, dall’alcool o dagli psicofarmaci. Ma anche dal sesso, dal proprio partner oppure dal lavoro.

Ciò che caratterizza tutte le dipendenze è la compulsività, ovvero l’agire non è la diretta e spontanea conseguenza di un sentire ma nasce dall’esigenza incontrollabile (in gergo craving) di colmare un vuoto soverchiante. E finché non si utilizzerà il giusto rimedio il vuoto diventerà sempre più grande, una voragine interiore che richiederà dosi sempre più elevate di sostanze d’abuso o di comportamenti divenuti oramai abitudini irrinunciabili (astinenza e tolleranza). Nelle dipendenze tutte c’è sempre un grosso problema relazionale alla base: un oggetto, una sostanza o un comportamento hanno preso il posto della relazione. Ovviamente la dipendenza diventa un problema quando conduce a conseguenze nefaste, ci arreca dolore o ci impedisce di crescere. Non preoccupatevi, dunque, tutti siamo dipendenti: dall’ossigeno, da un partner amorevole, da un lavoro gratificante. Chiedetevi piuttosto: le mie dipendenze mi fanno stare bene oppure no?

Che differenza c’è tra la dipendenza da sostanze e quella comportamentale?

La differenza non sta tanto nella dinamica dipendente, che è la medesima, ma riguarda invece l’oggetto della dipendenza. E’ chiaro che essere dipendenti dall’alcool, da una mamma apprensiva o da una sessualità perversa sono esperienze in larga parte differenti. Eppure tutte condividono alcune caratteristiche di base: ci arrecano piacere o ci preservano dal dolore ma in un modo che col tempo diviene autodistruttivo e non vitale, prescindono dal controllo volontario del soggetto, si sottraggono al nostro strenuo tentativo di dire finalmente “basta!” (ricadute).

Qual è dunque la dipendenza più grave?

Una dipendenza è tanto più grave quanto più diviene pervasiva: si va spesso infatti da situazioni nelle quali l’oggetto della dipendenza è utilizzato di tanto in tanto come fuga dai problemi quotidiani, ad altre dove non c’è più spazio per una vita al di fuori della dipendenza. In tali frangenti la sostanza d’abuso o il comportamento disfunzionale sono divenuti totalizzanti e in grado di assorbire l’intera esistenza della persona, di farle perdere lavoro, affetti e salute. Di comprometterle, talvolta, persino la vita.

Che relazione c’è tra dipendenza da sostanze e dipendenze comportamentali?

Nella nostra società il poliabuso e la polidipendenza sono le situazioni più frequenti. La dipendenza da sostanze può dunque essere co-presente ad una dipendenza comportamentale. Pensiamo al caso di una donna dipendente affettiva che nei momenti di solitudine automedica il proprio dolore abusando di alcool. Oppure ad un cocainomane che utilizza la sostanza per sostenere quote sempre maggiori di stress sul lavoro dalle quali però non può fare a meno. Altre volte, invece, la dipendenza comportamentale è una evoluzione, spesso auspicabile, della dipendenza da sostanze. Si consideri il caso di un tossicodipendente che abbandoni la droga in favore di una dipendenza affettiva verso il proprio partner. Se il problema di dipendenza rimane, cambia solo l’oggetto della stessa ma la dinamica persiste: è proprio questa l’essenza di una psicoterapia con persone che soffrono di tale patologia, trovare cioè dipendenze più sane che prendano il posto di quelle disfunzionali.

Come si curano le dipendenze da sostanze e quelle comportamentali?

A prescindere dal trattamento farmacologico, che varia da caso a caso, dal punto di vista psicoterapico ci sono alcuni aspetti trattamentali trasversali alle diverse tipologie di dipendenza. Tutte si curano quindi con:

  • scelte sane: le dipendenze si curano innanzi tutto sviluppando la capacità di fare nuove scelte, più sane e meno distruttive. In prima battuta, dunque, la creazione di una relazione significativa con i curanti è già un primo passo verso la guarigione;
  • tante alternative: la dipendenza patologica si distingue per una caratteristica peculiare…è assoluta! Se manca l’oggetto della dipendenza, non c’è nient’altro in grado di prendere il suo posto. Ecco quindi che avere tante piccole alternative, tante cose delle quali non si può fare a meno ci aiuta e ci sostiene nel caso dovessimo perderne improvvisamente una;
  • la riscoperta della gratificazione: in qualsiasi dipendenza si è persa totalmente la dimensione della gratificazione che è riservata solo all’utilizzo della sostanza o alla ripetizione del comportamento disfunzionale. Riscoprire la gratificazione significa allargare il proprio mondo esperienziale, coltivare interessi e passioni, uscire da un tracciato a senso unico dove lo stare bene e lo stare male dipendono unicamente dalla presenza o dall’assenza dell’oggetto di dipendenza.

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