Nuovi comportamenti richiedono nuovi termini per descriverli, un esempio è proprio la nomofobia, non-mobile fobia, ovvero il timore di non poter essere raggiungibile al cellulare, una vera e propria sindrome da disconnessione. Questo timore si manifesta con sintomi di rilevanza psichica come ansia, tachicardia, sudorazione, vertigini, sensazione di smarrimento.

Se ci pensiamo ci sarà capitato spesso di sperimentare noi stessi una sorta di allarme se:

  • non riusciamo ad accedere al nostro device
  • usciamo di casa e ci accorgiamo con sgomento che siamo senza il cellulare
  • siamo a corto di batteria o non c’è campo e non possiamo connetterci
  • non troviamo più il nostro cellulare
  • non possiamo controllare SUBITO il telefono per vedere le notifiche
  • siamo convinti che abbia suonato e dobbiamo controllare

Nella nostra vita quotidiana non possiamo escludere ormai la presenza di questi strumenti tecnologici, sarebbe un gesto anacronistico di poco senso. La presenza dei telefoni cellulari ha permesso di superare l’estenuante ricerca delle cabine telefoniche (quasi sempre non funzionanti), possiamo essere a disposizione sempre e contattare le persone velocemente, ci aiuta ad orientarci in una città e fare acquisti velocemente, possiamo segnalare tempestivamente una situazione di pericolo. Nel nostro lavoro abbiamo la possibilità di risolvere rapidamente moltissimi problemi e di realizzare progetti che prima avrebbero richiesto un tempo lunghissimo.

La soluzione all’uso improprio delle tecnologie quindi non è quella di demonizzare uno strumento ma quella di educarci ad usarlo.

Dove sta il problema nell’uso improprio dello smarthphone?

Il problema è il valore affettivo, simbolico e relazionale che mettiamo nel nostro device. Nel piccolo oggetto che ormai ci accompagna ovunque (anche in bagno e nella nostra camera da letto) mettiamo tutte le nostre esperienze più intime:

  • le nostre foto, perché le vogliamo sempre con noi
  • i nostri contatti, perché vogliamo averli a disposizione sempre e vogliamo (non solo per lavoro) essere sempre reperibili

Tutto perché dobbiamo e non possiamo fare a meno di essere sempre informati in tempo reale e sempre connessi, sempre “sul pezzo” di quello che succede agli altri e ci teniamo a fare sapere subito a tutti i nostri contatti (con i post di Instagram e gli stati di WhatsApp) se stiamo vivendo una situazione piacevole o la nostra opinione.

La dipendenza da social network

Ogni nostra interazione con il mondo oggi passa attraverso i social network. Abbiamo la sensazione di poter tenere sotto controllo ogni cosa, di non essere mai soli e questo ci trasmette una falsa sensazione di tranquillità. Siamo in casa da soli ma con i social siamo con tutti. Non serve uscire, vedere gli amici, praticare con loro dello sport, andare al cinema, al ristorante possiamo fare tutto e subito virtualmente da casa, da soli. Non ci accorgiamo ma lentamente ci isoliamo e ci creiamo l’illusione di vivere una vita altamente social. L’esperienza reale perde di significato e diventa invece fondamentale condividerla nello spazio virtuale.

Il telefono ci permette di abbattere tutte le barriere della comunicazione tra le persone, non importa se ci sentiamo poco avvenenti, inadeguati, timidi, con un WhatsApp ci sentiamo al sicuro e possiamo dire tutto senza filtri, ma in questo modo non impareremo mai a riconoscere e a gestire le nostre emozioni perché stiamo evitando un confronto con la realtà.

dipendenza-da-smartphone-nomofobia

Quali sono i sintomi della dipendenza da smartphone?

La qualità del nostro essere in relazione si realizza ormai attraverso il nostro cellulare e sta proprio qui il problema, senza telefonino non riusciamo a vivere e, come per una sostanza (eroina, cocaina, cannabis) iniziamo a essere dipendenti dal cellulare che diventa il mezzo attraverso il quale sentiamo il mondo e attraverso il quale ci isoliamo dal mondo e dalle nostre difficoltà.

La nostra personalità e la nostra stima personale dipendono dal giudizio che ci rimandano i follower (che non ci hanno mai visto se non attraverso una foto con nostro migliore profilo). Il nostro vero io diventa il nostro avatar (che di limiti, confini e problemi non ne ha).

Proprio come un dipendente da una sostanza o da un comportamento compulsivo entriamo in un rifugio dentro il quale gestiamo le nostre difficoltà.

Come ogni dipendenza che diventa patologica e quindi una vera malattia ci troviamo costretti a:

  • essere sempre appiccicati al cellulare
  • aumentare il tempo in cui stiamo connessi
  • avere sempre la paura di perderlo o di non trovarlo
  • la frequenza degli accessi aumenta nel tempo
  • la necessità di rispondere e condividere diventa sempre più impellente,
  • il telefono non si può mai spegnere, lo dobbiamo usare anche di notte
  • guardare subito il device ogni volta che sentiamo un suono di avviso (ring-anxiety-disorder)
  • usarlo in luoghi inopportuni e che potrebbero metterci a rischio (durante la guida dell’auto)

Se nel momento in cui non riusciamo ad accedere al telefonino sperimentiamo:

  • agitazione incontrollata
  • palpitazioni
  • sudorazione
  • insonnia
  • rabbia (se ci dicono che ci stiamo troppo tempo sul cellulare)
  • irritabilità
  • isolamento dagli altri
  • difficoltà scolastiche (concentrazione attenzione e di memoria) e lavorative (netto calo del rendimento, richiami)

allora dobbiamo riflettere sulla possibilità di essere di fronte a sintomi psicofisici di allarme rispetto a una dipendenza da smarthphone.

Come si forma una dipendenza da smartphone?

Questi comportamenti ripetuti nel tempo in modo compulsivo ci permettono di sollecitare (come nelle dipendenze da sostanze) il circuito della ricompensa mediato dalla dopamina che sottende alla reiterazione di quello specifico comportamento. L’essere umano tende a ricercare sempre quella cosa che ci ha dato gratificazione e che ci ha fatto stare bene.

In questo caso con il cellulare sperimentiamo un senso di gratificazione (che corrisponde ad un picco di dopamina) ogni volta che qualcuno ci ha cercato o ci ha chiamato o ha visitato il nostro profilo sul social.

Ogni ping sul telefono attiva quel meccanismo, lo stesso che si attiva quando da tabagisti vediamo una persona che si accinge a fumare, come il cane dell’esperimento di Pavlov che quando sente il campanello inizia a salivare sulla base di riflesso condizionato, che si attiva in modo automatico, perché associa il suono all’arrivo del cibo. Se riusciamo a soddisfare il nostro impulso (craving) il livello di dopamina, finalmente si alza e noi ci sentiamo bene, tutta l’irrequietudine passa.

Le analogie e i quadri psicopatologici che emergono da questi nuovi comportamenti ricalcano quindi in modo allarmante la dipendenza come forma patologica.

I giovani sono più a rischio di sviluppare una dipendenza da smartphone

L’attenzione della Sanità Pubblica verso le nuove dipendenze in particolare verso la tecnologia è rivolta verso i giovani che sono sempre più a rischio di sviluppare dipendenza. Le nuove generazioni di bambini digitali hanno competenze tecnologiche già a tre anni ma non hanno competenze emotive per gestire questi oggetti così accattivanti.

Gli studiosi consigliano di non utilizzare il cellulare addirittura fino ai 10 anni. Gli adolescenti che hanno delle autonomie maggiori rispetto alla supervisione genitoriale sono soggetti molto a rischio rispetto ad un utilizzo inadeguato del device. I giovani utilizzano i social per appartenere al gruppo, per essere nel gruppo. I social sono la piattaforma dove costruiscono la loro soggettività, misurano la loro autostima e la loro efficacia attraverso il numero di like che ricevono. Comunicano in modo diretto senza filtri e senza misurarsi con la loro competenza relazionale.

Questo strumento tuttavia non è un facilitatore sociale ma è una illusione che non permette di sviluppare la capacità di un adolescente di misurarsi nel mondo, di costruire un Sé stabile, una propria immagine solida e di sviluppare una competenza decisionale. Gli adolescenti sono sempre più confusi, disattenti, apatici e impauriti di fronte alle relazioni e alle emozioni spesso forti che in questa età scaturiscono nell’incontro con l’altro.

Il device diventa uno strumento insostituibile tra il ragazzo e il mondo, come l’alcol e la cannabis che ormai sempre più spesso gli adolescenti utilizzano per affrontare la paura del rifiuto, l’insicurezza e la noi.

Il trattamento per la dipendenza da smartphone

Il trattamento più efficace di questa forma psicopatologica solitamente è la terapia che viene utilizzato nelle dipendenze patologiche, patologie che condividono aspetti psicopatologici dello spettro dei disturbi dell’ansia, dell’umore, del disturbo ossessivo compulsivo e del disturbo da uso di sostanze. 

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