In un’epoca tecnologica come la nostra siamo sempre più circondati da nuovi disagi psichici e forme di dipendenze comportamentali che trovano la loro origine proprio nell’uso smodato e patologico dei device.

All’interno di queste nuove forme di dipendenza ne troviamo una particolarmente significativa rispetto alle sue implicazioni sulle nostre abitudini e al nostro bisogno di essere in connessione con gli altri, questa nuova forma di dipendenza si chiama FoMO

Che cos’è la FoMo (Fear of Missing Out) ?

Il termine FoMO descrive la preoccupazione di essere “tagliati fuori” dai social network, di non essere costantemente connesso con gli altri.

Chi sperimenta questo è ossessionato dall’idea di essere sempre aggiornato e sempre in contatto con le relazioni di tipo virtuale.

La FoMO è strettamente connessa con la dipendenza da smartphone in quanto questo specifico device, che ormai ci accompagna ovunque, ci permette di avere sempre l’opportunità di controllare i nostri social (Facebook, Twitter, Instagram, WhatsApp) e le nostre mail, di essere sempre raggiungibili in qualsiasi ora e in qualsiasi contesto noi siamo.

Il desiderio di “essere connessi” nasce anche da un bisogno relazionale del tutto umano, la necessità di sentirsi appartenere ad un gruppo che condivide determinate idee e mode, il bisogno di comunicare e di stare con l’altro all’interno di un ambito circoscritto, è un tratto che ci distingue. Prima dell’avvento dei social le persone condividevano uno spazio di incontro, di condivisione di stili di vita e di scambio di pensiero che avveniva nei circoli, nei centri aggregativi, nei locali… Adesso grazie alla rete questi luoghi “comunicativi” sono le chat a tema che troviamo in Facebook, Instagram o nel più circoscritto WhatsApp. Nel web lo spazio e il tempo si accorciano e diventano immediati.

Nel nostro tempo libero e nel lavoro i social diventano un luogo dove tendenzialmente spendiamo del tempo e all’interno della relazione virtuale, soddisfiamo il nostro bisogno di stare con l’altro e di essere connessi.

 

Quando la dipendenza dai social tutto questo diventa un problema?

  • quando il tempo speso a interagire virtualmente diventa predominante nella giornata
  • quando preferiamo stare su relazioni virtuali piuttosto che uscire con gli amici
  • quando siamo ossessionati dal continuo controllare tutti i “ping!” che arrivano al nostro cellulare
  • quando lasciamo la suoneria accesa di notte per controllare se ci sono arrivate delle notifiche
  • quando il nostro stato d’animo, la percezione di noi stessi in termini di autostima e auto-efficacia sono in relazione dei like e dei follower che abbiamo e dal fatto di essere o non essere esclusi da eventi social
  • quando siamo distratti a scuola e al lavoro per controllare il telefono
  • quando cerchiamo di controllare questo impulso e non ci riusciamo

Questo rischioso comportamento è maggiormente rappresentato nella popolazione giovanile in cui il bisogno di affiliazione, di essere popolare è particolarmente evidente. Il problema intrinseco nell’adolescenza è dato dalla scarsa consapevolezza del limite, delle conseguenze di un gesto su sé stessi e sugli altri. L’adolescenza si nutre di emozioni forti e gratificanti e i social rappresentano una piattaforma dove tutto può avvenire senza un controllo, senza un limite e in modo esponenziale. Una foto di un compagno può essere postata e veicolata in altri luoghi, alterata, mal intesa, schernita senza la possibilità di censura.

Come si crea la dipendenza da social?

I social ti permettono di essere a conoscenza costantemente della vita degli altri e a volte ci si ritrova a pensare che le esperienze dell’altro siano migliori delle tue, più glamour e più eccitanti. Ci ritroviamo a pensare che la felicità sia in relazione, non tanto alle tue esperienze reali, ma all’esperienze virtuali che sono costruite su esperienze quasi sempre piacevoli ma spesso svuotate del senso di averle vissute davvero. Spesso rincorriamo un’esperienza virtuale fatta di frasi e immagini e non consideriamo quella reale, tangibile. I nostri profili sono spesso costruiti per piacere, per accattivare, per essere cercati e essere popolari. Anche in questo caso la finzione rischia di superare la realtà e per promuovere sempre più la nostra immagine siamo disposti a fare o postare “cose” molto fuori dall’ordinario. Il rischio quindi è quello di avere minor possibilità di sviluppare un pensiero riflessivo su sé e sul mondo con conseguenze negative sul benessere della nostra persona, sulla propria autostima e sulla propria personalità.

Come capire se si è dipendenti dallo smartphone?

Le persone che sperimentano la FoMO spesso sono persone che non si staccano mai dal loro device, lo portano sempre con sé, non rischiano mai di essere senza caricabatteria e percepiscono veri propri stati di ansia se si ritrovano in un luogo dove “non c’è campo” o si accorgono di essere usciti senza cellulare. Questa dimensione più specifica della dipendenza dai device si connota come NoMoFobia, No Mobile Fobia.

Il bisogno impulsivo di controllare i social spesso ci rende dei Phubber o meglio dei phone snubbing, delle persone che utilizzano il cellulare, o altri device, in contesti del tutto inadeguati. Ci capita spesso di vedere persone che utilizzano il loro mobile durante una funzione religiosa, un incontro romantico, una conferenza, una proiezione cinematografica, in famiglia durante il pranzo al ristorante…

I device fanno parte della nostra epoca e della nostra vita, ci appartengono, tuttavia rischiamo di sviluppare un rapporto ambiguo con i social network, per questo motivo occorre sempre mantenere alta la consapevolezza del bisogno emotivo che ci porta a utilizzarli, dello spazio che occupano nella nostra vita e dal valore e importanza che gli attribuiamo.

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