Potenti e pericolose: l’autonomia delle donne nello spaccio di coca. “Devi parlare con mia moglie, quella fa mille euro in una notte”. – primonumero.it

La notizia porta l’attenzione su un aspetto poco considerato. Solitamente si pensa al mondo della droga al maschile. Le ragazze che si fanno curare per tossicodipendenza sono in genere il 15% dei maschi; l’abuso di alcol delle donne adulte è poco evidente, così come non si conosce molto la drunkoressia (le ragazze che si ubriacano, ma poi digiunano per smaltire le calorie dell’alcol). E poco o niente si sa, sul piano divulgativo, delle caratteristiche del cervello delle femmine adolescenti che le porta ad essere più ansiose e dipendenti dal legame affettivo invece orientate al rischio e alla violenza, rendendole più predisposte alla trasgressione sessuale piuttosto che alla tossicodipendenza

Traffico di stupefacenti: le donne brave e risolute quanto gli uomini

E ancora meno si pensa alle donne come capi criminali, risolute e senza debolezze.

La femmina è in genere idealizzata (una dea, un fiore delicato) oppure inferiorizzata, vittima e oggetto ad uso del maschio. Fa strano pensare a una famiglia che la sera si riunisce attorno al desco per preparare le dosi da spacciare sotto lo sguardo attento della madre; o a una mamma che ai controlli fa passare la droga per il figlio carcerato; o alla fidanzata che spinge il suo partner ad agire “da uomo” per impadronirsi del controllo di una zona di spaccio; o alla donna che applica le sue grandi capacità organizzative non solo alla dispensa e alla lavanderia, ma al traffico di stupefacenti.

Tant’è, dobbiamo invece pensarci: la droga è diffusa ovunque, è una merce con un grosso business, e le donne sono brave e risolute come gli uomini.