"La dipendenza affettiva è come quella da una sostanza: stai male quando quella persona c’è e stai male quando quella persona non c’è”. Lo ha detto Selvaggia Lucarelli, giornalista e personaggio televisivo, a proposito di un periodo difficile della sua vita.

Dopo la fine del suo matrimonio Selvaggia sperimentò una specie di “sindrome dell’abbandono” che la spinse verso comportamenti che oggi giudica sbagliati.

“Pensavo di non valere niente, ero depressa, perdevo i capelli, guidavo piangendo, vivevo in uno stato continuo di alterazione” ha confessato. “L’immagine di donna di successo, di persona forte e realizzata rendeva ancora più grave questa situazione, accentuando la mia sensazione di essere inadempiente su tutti i fronti”.

Cosa era successo? Come capita a molte donne alla fine di un matrimonio, Selvaggia si era infilata in una relazione complicata che la fece soffrire. Nella dipendenza affettiva “l’altro” è visto come la cura, la presenza che permette di sedare la sofferenza. Selvaggia Lucarelli ha parlato della sua infanzia, di un rapporto emozionale non risolto con i genitori: 

“Ho vissuto in una dimensione molto ideologica in cui si aveva più attenzione ai problemi del mondo piuttosto che a quelli familiari. I miei genitori si preoccupavano del Tibet e non di noi figli. Credo che loro mi abbiano insegnato tantissimo da questo punto di vista, la forza delle idee, meno dal punto di vista dell’educazione emotiva e sentimentale”.

Un retaggio tipico di chi non ha imparato nell’infanzia a gestire in autonomia le proprie emozioni negative rimanendo, al tempo stesso, estremamente diffidente circa la possibilità che il conforto possa provenire dalla relazione con l’altro. Un comportamento che può portare alla dipendenza affettiva, una modalità di relazione disfunzionale, caratterizzata da sentimenti di vuoto e di inadeguatezza. 

Quando chi ne è affetto entra in una vita di coppia, trova solitamente partner che si rivelano lontani dalle sue speranze e dai suoi desideri, oppure le sue pretese nel rapporto sono talmente alte da diventare praticamente irrealizzabili. Ma poiché la solitudine è temuta più di qualunque altra cosa, si finisce generalmente per mantenere il legame a tutti i costi. Ed ecco insorgere la dipendenza. Ne consegue che la relazione, con i continui conflitti, rotture e ricongiungimenti mai definitivi, porta a sua volta alla inevitabile depressione.

La dipendenza affettiva provoca disturbi dell’umore, d’ansia, del sonno, psicosomatici. Ma il trattamento con farmaci è problematico, perché non si può  ‘curare’ una dipendenza con un’altra dipendenza: per non sentire disagio assumo il farmaco e per non sentire l’astinenza dal farmaco assumo altro farmaco. Si alimenta, così, un circolo vizioso che non avrà mai fine.

In definitiva la dipendenza affettiva può essere affrontata ed i farmaci possono essere utili e a volte necessari per gestire determinati stati psicopatologici, ma senza la guida di uno specialista e senza un adeguato percorso psicoterapico possono rivelarsi assolutamente non terapeutici se non addirittura nocivi.

Selvaggia Lucarelli ha avuto l’intelligenza di curarsi riuscendo a uscire dal percorso complesso che ha dovuto affrontare: il suo è un esempio importante per molte donne, perché la dipendenza affettiva può sfociare anche nello scatenameno della violenza del partner che, a volte, conduce al femminicidio.

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