Schede psicoeducazionali sulle addiction

Emanuele Bignamini di IEuD

Per comprendere meglio la dipendenza da droghe e i comportamenti di dipendenza. 

A cura di Emanulele Bignamini

Qual è il modo “giusto” di vedere la tossicodipendenza? In generale, come vengono visti i tossicodipendenti, che sentimenti suscitano, che reazioni provocano?

Si tratta di domande molto importanti perché sono il punto di partenza per qualsiasi discorso sulla dipendenza.

Dalle risposte a queste domande deriva il modo in cui si pensa di dover affrontare il problema e di poter intervenire verso il tossicodipendente.

scheda 2

Termini utili e definizioni per capire meglio la dipendenza

Il campo delle dipendenze è caratterizzato dalla complessità e richiede pazienza e umiltà intellettuale per lascarsi avvicinare. Comprendere la dipendenza e ancora di più una persona con problemi di dipendenza rende necessario distaccarsi dalla propria logica per aprirsi ad altre visioni e ad altri modi di sentire. 

Ogni volta che si assume un singolo punto di vista (medico, psicologico, morale, sociologico, educativo) la realtà della dipendenza mette di fronte a quanto siano importanti gli altri punti di vista: si rimane disorientati, con la sensazione di non capire il perché della dipendenza.

scheda 3

Cause e meccanismi della dipendenza

Il modo più semplice e “naturale” di considerare una malattia o qualsiasi altro evento in generale consiste nel ragionare in termini di causa ed effetto; di solito si cerca qualcosa che possa aver determinato l’effetto, magari come causa unica.

È un modo di pensare che considera gli accadimenti “messi in fila” uno dopo l’altro e collegati l’uno all’altro. In questa logica lineare, di solito la causa deve essere proporzionale all’effetto: si pensa che ci vada un motivo importante perché si verifichi un fatto importante.

scheda 4

Uso, abuso, dipendenza, mania: La relazione con le droghe

In sintesi, la condizione di addiction è ciò che risulta da una interazione tra le caratteristiche del soggetto, della sostanza e dell’ambiente. Le diverse caratteristiche individuali unite agli effetti sull’organismo delle sostanze e ai diversi contesti ambientali, possono creare un mix con infinite varianti.

Ed è proprio l’insieme degli elementi che produce il risultato: è l’interazione, l’influenza reciproca, il modificarsi a vicenda. L’addiction, quindi, non sta solo nell’individuo  (ipotesi psicologica) o solo nella sostanza (ipotesi tossicologica) o solo nell’ambiente (ipotesi sistemica e sociologica).

scheda 5

Motivazione al cambiamento

La motivazione è prevalentemente una “condizione non razionale”: le decisioni, soprattutto quelle che riguardano le scelte di vita, sono fortemente influenzate e addirittura spinte e sostenute dall’emotività.

Non è sufficiente che ci siano ottime “ragioni” per cambiare: lo sa bene chi dovrebbe mettersi a dieta, o fare esercizio fisico più regolarmente, o smettere di fumare, o essere più calmo alla guida, o studiare di più.

scheda 6

L’utilità dei farmaci nella cura dell’Addiction

Abbiamo visto, nelle schede precedenti, che l’addiction è una condizione patologica che risulta dalla combinazione di fattori biologici, psicologici, culturali, ambientali. Non basta uno solo di questi aspetti per rendere ragione dello sviluppo dell’addiction, mentre è sempre necessario, pur in proporzioni variabili da caso a caso,

che alla predisposizione biologica si uniscano gli aspetti emotivi, che questi diventino un modo di “sentire” se stessi e gli altri, che si formino convinzioni, aspettative e un certo modo di pensare e che l’ambiente circostante faciliti o permetta certi modi di essere e di comportarsi.

scheda 7

Smettere: una questione di “buona volontà”?

Le dipendenze sono spesso assimilate a un vizio, a una debolezza di carattere, al non saper resistere, al non avere volontà; allo stesso tempo si pensa comunemente che chi ha una dipendenza “se la cerchi”, che in un certo senso lo voglia, cioè eserciti una volontà distorta. La volontà è quindi spesso chiamata in causa nell’addiction.

In effetti, non è facile trovare le ragioni di certi comportamenti soprattutto quando sono distruttivi o dannosi per sé stessi e hanno ricadute negative su altri: la spiegazione grazie alla “volontà” è invece molto semplice e comoda.

Emanuele Bignamini - IEuD

Emanuele Bignamini

Medico Chirurgo, perfezionato in Medicina Psicosomatica, specialista in Psichiatria, Psicoterapeuta e Analista Didatta.
È stato Direttore del Dipartimento Dipendenze a Torino, che ha ottenuto numerosi riconoscimenti di eccellenza tra cui, nel 2001, il primo premio assoluto del “Forum PA –Sanità” dal Ministero della Sanità.

Per la Regione Piemonte ha curato la stesura di linee guida e di piani formativi per gli Operatori delle Dipendenze.
Per la Regione Lazio ha curato la formazione per il processo di riorganizzazione del sistema pubblico-privato dei Servizi per le Dipendenze.
Per il Ministero della Giustizia ha coordinato il tavolo nazionale “Vunerabilità e Dipendenze”.

È stato Presidente della sezione Piemonte e Valle d’Aosta della Società Italiana Tossicodipendenze, e per la Federazione dei Servizi delle Dipendenze FEDERSERD.

È stato Presidente della federazione Piemonte e Valle d’Aosta, membro dell’Ufficio di Presidenza nazionale, Direttore del Comitato Scientifico Nazionale.

È docente di Psicopatologia e Clinica delle Dipendenze presso la Scuola Adleriana di specializzazione in Psicoterapia, ha insegnato in diversi Master universitari sulle Dipendenze, svolge supervisioni e formazione per Servizi Dipendenze pubblici e privati in Italia e ha tenuto decine di relazioni a congressi nazionali e internazionali. Ha pubblicato circa 150 lavori scientifici a livello nazionale e internazionale, tra cui diversi libri.