La dipendenza affettiva si caratterizza, tra le altre cose, per uno squilibrio di potere. In questa asimmetria di ruoli c’è sempre qualcuno che ha facoltà di conferire o togliere valore all’altra persona. Spesso, e questa è una prerogativa maschile, chi non riesce ad entrare in contatto con il proprio dolore lo fa scontare agli altri. Chi si comporta così, utilizza la sopraffazione in modo compensatorio: in realtà non si sente all’altezza, si percepisce inadeguato, insoddisfatto della propria vita. Esercitare tale abuso di potere permette alla persona svalutante di affermare la propria individualità, di soggiogare per non essere soggiogata.

Ma come mai c’è questo bisogno di dominare il partner?

Persone di questo tipo sono profondamente insicure, temono il rifiuto, la sconfitta, la separazione. Affermare la propria presunta superiorità garantisce loro dall’eventualità di essere scoperti, traditi, abbandonati. Essi sono incapaci di amare perché l’amore implica un rapporto paritario. Preferiscono invece dominare, controllare l’altra persona per essere sicuri che non se ne andrà. Se hanno il potere di accrescere il valore dell’altro o di diminuirlo, allora vuol dire che il partner è completamente nelle loro mani: ciò li tranquillizza e li fa sentire al sicuro.

Perché si dipende dall’approvazione altrui?

A finire nelle grinfie di persone di questo tipo – narcisisti patologici, perversi, psicopatici o sadici – sono persone (sovente donne) insicure e dipendenti dall’approvazione altrui. Ma, a differenza dei loro carnefici, cercano qualcuno che si prenda cura della loro ferita invece di prevaricare chi è ancora più fragile di loro. Finiscono dunque per scegliere persone che soffrono del loro stesso male (una autostima profondamente ferita) ma che paiono rispondere ad esso in maniera opposta: fanno come se non ci fosse, lo negano e si mostrano dunque all’apparenza sicure.

Il matching di coppia

Assistiamo quindi ad una vita di coppia animata da un profondo squilibrio: un partner sminuisce per affermare il proprio potere sull’altro e sulla relazione. L’altra metà della coppia sente invece il dolore che alla persona svalutante è impossibile intercettare. Qualcuno soffre troppo, qualcun altro per nulla. Qualcuno opprime, qualcun altro sopporta.

Relazioni di questo tipo possono essere estremamente brevi oppure durature. Non sono il livello di patologia della coppia o di sofferenza dei propri membri i criteri per valutare la tenuta nel tempo. Un legame affettivo dura fino a quando ciascuno dei due partner è disposto a mantenere il proprio ruolo all’interno della diade. Quando ciò viene messo in discussione la coppia può trovare un nuovo equilibrio, magari più armonico e fonte di benessere per i propri membri, oppure può concludere la propria storia.

Che cosa fare con un partner che sminuisce?

Se prevale la volontà di salvare la relazione, la prima cosa da fare è sicuramente parlarne. Far capire al proprio compagno come si sta male di fronte alle sue battutine, ai suoi attacchi più o meno velati o addirittura alle sue critiche più taglienti espone però ad una duplice possibilità. Potrebbe capitare che il partner si renda immediatamente conto del dolore che, senza esserne consapevole, arreca all’altro e questa cosa lo faccia sentire profondamente in colpa e desideroso di riparare. Se si è in presenza di un grave narcisista patologico, mostrare la propria vulnerabilità potrebbe invece renderci preda di attacchi ulteriori: derisioni, accuse e nuove umiliazioni. Parlarne dunque è un atto di coraggio nella relazione che fa bene a chi lo fa, a prescindere dalla risposta dell’altro, perché esprime la viva intenzione di interrompere la catena di sofferenze, il desiderio di prendersi cura di sé.

Come affrontare un partner che sminuisce?

Affrontare il problema potrebbe finalmente avviare un graduale percorso di cambiamento (in lui oltre che, ovviamente, in voi). Vedervi per la prima volta forti potrebbe spaventarlo molto ma al tempo stesso spingerlo a farsi aiutare proprio per evitare di perdervi. Ogni relazione infatti è per ciascuno di noi una grandissima opportunità: quella di comprenderci meglio attraverso il rimando dell’altro e di poter dunque, una volta per tutte, fare i conti con le nostre ferite del passato trovando auspicabilmente un modo nuovo di fronteggiarle.

Oppure affrontare il problema potrebbe portarlo a lasciarvi, per non essere lasciato lui per primo, o a proseguire imperterrito nei suoi atteggiamenti svilenti e svalutanti. Una reazione di questo tipo non è altro che una attestazione di impotenza, una dichiarazione di incapacità a cambiare. A quel punto spetta a voi decidere che cosa fare.

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