La parola “narcisista”, oggi è ampiamente usata ed abusata. È uno di quei termini che sono usciti dall’utilizzo clinico e sono entrati nel linguaggio comune, ad esempio come anche la parola “isterico”.
Narcisismo è utilizzato in molti ambiti diversi, non solo per riferirsi agli individui ma anche alla società. Al narcisista è legato uno stereotipo preciso, erroneamente circondato da un’aura negativa. In realtà esistono tanti modi di essere narcisista.

Ci sono narcisisti uomini e donne narcisiste; alcuni sono onesti e profondamente generosi, altri spacconi, avidi e tracotanti. Narcisista è colui che sfrutta e manipola per scopi personali ma anche chi, animato da ferventi ideali, dà la propria vita per gli altri. Ci sono narcisisti sani e narcisisti patologici, narcisisti che amano prendere la scena e narcisisti che stanno invece nelle retrovie magari nella segreta convinzione di essere così speciali da non poter essere capiti. Alcuni, poi, sono consapevoli di esserlo e lo ammettono (spesso con un atteggiamento a metà il biasimo verso sé stessi e il compiacimento). Altri, invece, sono così lontani dal conoscere il loro vero sé che non sono neppure sfiorati dal dubbio di essere, in realtà, dei narcisisti.

Ci sono, ovviamente, diversi aspetti che accomunano queste persone e che fanno sì che si possa parlare di diverse forme dello stesso disturbo di base, il narcisismo: la vergogna, il costante tentativo di nascondere il “bluff”, l’insicurezza e la solitudine, ma anche il sentirsi sempre superiori agli altri, la difficoltà ad essere autentici e, ancora, l’estrema fatica a provare empatia.

L’analisi clinica si è trovata, nel tempo, a dover identificare e distinguere le diverse forme di narcisismo. In questo universo variegato, a tutt’oggi la distinzione più famosa rimane quella sviluppata parecchi decenni or sono da Otto Kernberg e Heinz Kohut, ovvero quella fra nascisisti overt e narcisisti covert.

Il narcisista overt

Otto Kernberg (Vienna, 1928), psichiatra e psicoanalista di fama mondiale, lavorò a lungo nelle strutture ospedaliere dove incontrò pazienti gravi, che soffrivano a causa di una forma di narcisismo specifica. Il nome di questa forma patologica verrà definito solo molto dopo, rispetto ai lavori di Kernbert: sarà Wink che la chiamerà “overt” nel 1991.

In estrema sintesi, i narcisisti overt appaiono apparentemente sicuri di sé, brillanti e realizzati. Mostrano grande facilità nei rapporti interpersonali, ma al tempo stesso faticano a costruire una vera e propria intimità. Sono definiti anche narcisisti “dalla pelle spessa” (la definizione risale a Rosenfeld, nel 1987) perché, forti di un’immagine idealizzata di sé, risultano più corazzati, spocchiosi ed arroganti.
Si arrabbiano facilmente quando vengono contraddetti e sono molto suscettibili alle critiche, perché fanno vacillare quel debole castello di grandiosità che si sono costruiti.

Queste persone, facili a scatti di ira, non sono affatto consapevoli delle loro fragilità sottostanti e non lo sono neppure di avere bisogno di aiuto.
Possono decidere di andare in terapia solo per problemi contingenti (finanziari, sessuali o nell’eventualità in cui il loro ambiziosissimo progetto di vita inizi a dare i primi segnali di cedimento). Ovviamente, in quel caso, sceglieranno il migliore terapeuta sulla piazza, l’unico che ritengono in grado di meritarsi il loro lauto onorario!

Il narcisista covert

Heinz Kohut (Vienna, 1913 – Chicago, 1981), noto psicoanalista austriaco, lavorando privatamente nel suo studio personale si trovò a che fare con una forma di narcisismo ben diversa da quella descritta da Kernberg (e in seguito definita “covert” sempre da Wink, nel 1991).

I suoi pazienti lamentavano principalmente senso di vuoto, vergogna e ansia sociale. I narcisisti covert, chiamati anche narcisisti “dalla pelle sottile” (Rosenfeld, 1987), sono infatti più sensibili e consapevoli della propria autostima ferita, ma risultano anche più vulnerabili e insicuri.
Proprio per la loro naturale tendenza a stare dietro le quinte sono difficili da scovare; hanno un’aggressività più velata e passiva che si esprime spesso sotto forma di un atteggiamento di critica costante.
I narcisisti covert vanno spesso in terapia per cercare di curare il loro profondo senso di inadeguatezza.

Qual è la forma più grave di narcisismo?

Sono più gravi i narcisisti covert o gli overt? In realtà si tratta di una domanda posta in modo sbagliato.
Non si può, infatti, parlare di gravità in senso generale, prescindendo cioè dalla specificità del singolo caso clinico. Ognuna delle due forme ha però aspetti critici diversi.

Il narcisismo overt descritto da Kernberg è sicuramente più “immaturo”: sono pazienti meno consapevoli di sé, meno raggiungibili nel cuore della loro ferita, che rimane dunque assolutamente inelaborabile.
Queste persone non sentono né piacere né dolore, ma sono abilissimi nel provocare, che lo vogliano o meno, sofferenza negli altri.
A fronte di questi aspetti estremamente negativi, è però vero che questa forma di narcisismo è più adattiva nella società di oggi: competitiva, orientata al successo e alla prestazione.

I narcisisti covert, invece, soffrono di più ma sono anche maggiormente “accessibili”: c’è quindi una possibilità maggiore di crescita, di cura. La loro ferita interiore infatti è più superficiale, meno nascosta. È facile accorgersene, ad esempio, quando arrossiscono di fronte ad una critica oppure ad una lode. Sono quindi più facilmente trattabili con un intervento psicoterapeutico.

Alla base di entrambe queste forme di sofferenza vi è comunque la stessa ferita: un’autostima carente, compensata con un senso di grandiosità illusorio. Nasce, forse, da una mancata esperienza di riconoscimento nelle relazioni primarie con figure genitoriali piene di aspettative esagerate.

Diversa è la reazione: il narcisista overt questa ferita la nega; quello covert, invece, la affronta quotidianamente.

Nessuna delle due forme deve però essere ignorata o sottovalutata. Là dove c’è una presa di coscienza della propria ferita, è opportuno iniziare un percorso terapeutico che possa alleviare la sofferenza che ne nasce.

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