Amare e lasciarsi amare, creare legami e desiderare una intimità fisica ed emotiva con il nostro partner: sono tutti bisogni naturali che contribuiscono notevolmente al nostro benessere fisico e psicologico. Ma che cosa succede quando subiamo un trauma – nell’infanzia o in fasi successive dello sviluppo – oppure viviamo esperienze particolarmente dolorose? Tra le diverse, possibili reazioni a simili contingenze vi è anche quella dell’anoressia sentimentale.

Che cosa è l’anoressia sentimentale?

Come la sua etimologia ci suggerisce, “anoressia” è privazione del desiderio. L’anoressia alimentare, ad esempio, sull’onda di un estremo tentativo di controllo, elimina il desiderio del cibo.

Si parla invece di anoressia sentimentale quando il normale desiderio di relazione è rimosso in virtù della creazione di una personalità autarchica, chiusa in se stessa, scevra ad ogni legame con l’altro. L’anoressia sentimentale significa dunque inibizione o rifiuto del desiderio di contrarre relazioni amorose, della cui intensità, esclusività e durata si ha paura, odio e ripugnanza (Ghezzani, 2012). Già Freud (1914) aveva parlato di qualcosa di simile quando – riferendosi al ritiro narcisistico – lo aveva inteso come la tendenza a chiudersi in se stessi per frustrazioni nei rapporti interpersonali, senza più voglia di interagire col mondo.

Ecco i sintomi dell’anoressia sentimentale, ti riconosci?

L’anoressico sentimentale si nega all’intimità affettiva secondo modalità che possono essere timide e scostanti oppure estremamente fredde e crudeli. Egli può essere dunque chiuso e solitario, dedito a piaceri intellettuali o animato da ideali spirituali e umanitari.

In tali frangenti può esserci anche una totale astinenza dal sesso e una negazione di quest’ultimo come esigenza naturale: si parla, in questi casi, di anoressia sessuale. Oppure può essere interessato all’altro solo per brevi e fugaci momenti ed in relazione al ritorno egoistico che l’utilizzo dell’altra persona può avere per sé: prevale così la dedizione a entità inanimate quali potere, soldi e carriera.

L’anoressia sentimentale permane nella sua radicale ambivalenza, nel suo lacerante conflitto: come lasciarsi andare ad un nuovo amore senza scottarsi un’altra volta? E allora la persona si chiederà ogni volta se vale la pena provarci o se è meglio rinunciare, tra fughe atterrite e nuove coraggiose incursioni nel legame.

paura di amare - dipendenza affettiva - anoressia sentimentale

Quando l’anoressia sentimentale diventa grave

Quanto più è radicata la paura, tanto più sarà assente l’altro. Nei casi più gravi, dunque, non c’è più fiducia nella possibilità di uno scambio nutriente con le persone, c’è una chiusura ermetica, una depressione buia e profonda dove il ritiro non è solo dalle relazioni ma addirittura dalla realtà circostante.

La cosa più drammatica di questa fuga dal mondo è l’annullamento del conflitto: la persona ormai non soffre nemmeno più ma vive in uno stato di ottundimento dei sensi e delle emozioni. È quella “pace dei sensi” che in realtà pace non è, che ha il sapore della disillusione e della rinuncia, che sentiamo solitamente definire così da coloro che hanno sofferto troppo e vogliono dire basta, che negano il bisogno dell’altro sperando di non soffrire più, che rinunciano all’imprevedibilità della vita – che sa essere talvolta dolorosa talaltra estremamente vibrante.

L’anoressia sentimentale può essere anche l’esito evolutivo, nefasto, di una dipendenza affettiva: la rinuncia alla speranza di poter trovare nelle relazioni umane calore, affetto e vicinanza.

Che cosa c’entra l’anoressia sentimentale con le dipendenze?

L’anoressia sentimentale è un altro modo di anestetizzarsi di fronte ad un dolore insopportabile, di annullare un conflitto straziante, un tentativo di riprendere il controllo quando la vita fa troppo male. Questo la rende simile a qualsiasi sostanza d’abuso, a qualsivoglia comportamento compulsivo. Eppure lo stordimento dell’anoressico sentimentale è ancora più radicale poiché conduce al completo ritiro dalla vita.

Come aiutare un anoressico sentimentale?

Come insegna la Psicoterapia della Gestalt (Spagnuolo Lobb, 2011), vivere vuol dire essere presenti coi sensi al “confine di contatto”, senza schermarsi troppo: gioire quando la vita ce ne dà motivo, soffrire pienamente quando le circostanze ci portano ineluttabilmente verso tale direzione. Eppure poiché vivere è straordinariamente bello ma anche estremamente doloroso, ciascuno di noi si protegge in vari modi. L’anoressia sentimentale è uno di questi.

L’aiuto terapeutico a persone di questo tipo sarà tanto più difficile quanto più radicale è la loro rinuncia. In questi casi l’aiuto terapeutico non arriva nemmeno oppure proviene da terzi, generalmente i famigliari. Con tali persone l’unica cosa che si può fare è “andare a trovarli là dove sono”, nel loro buio che sembra senza uscita, con grande pazienza e perseveranza. Aspettando una nuova, anche piccola, apertura alla vita e sostenendola con delicatezza.

A livelli meno gravi, l’anoressico sentimentale soffre per i suoi conflitti, per la sua condotta di evitamento che lo rende spesso preda di sentimenti di vuoto e solitudine. L’aiuto terapeutico sarà dunque volto nella direzione di aiutarlo ad affrontare la vita, ad accettare che non tutto può essere controllato…a scoprire la bellezza che può incontrare affrontando, a piccole dosi, la sua paura d’amare.

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