Ticinonews.ch riprende i risultati appena pubblicati dalla OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) sulla condizione di salute e benessere degli adolescenti. Ogni 4 anni, circa 250.000 giovani tra gli 11 e i 15 anni vengono intervistati in tutti i Paesi Europei (inclusi Svizzera e Russia) e in Canada. Gli ultimi dati elaborati sono quelli raccolti nel 2018 e pubblicati nel 2020.

In questa ricerca vengono rilevati anche i dati riguardanti l’uso di alcol, tabacco e cannabis.

Salute e benessere degli adolescenti: cosa dicono i dati?

I giovani si dichiarano complessivamente soddisfatti della loro condizione di salute; ma questa percezione soggettiva si accompagna a dati che non rassicurano completamente rispetto a standard desiderabili.

Le abitudini alimentari sono in genere poco corrette, con insufficiente consumo di frutta e verdura e aumento dell’obesità; l’attività fisica è trascurata; la tecnologia tende a mediare i rapporti interpersonali e ad amplificare i problemi relazionali; la scuola non piace ai tre quarti degli intervistati e viene percepita una eccessiva pressione per i risultati scolastici; il bullismo è sempre molto comune; il disagio psichico aumenta con l’età, ed è peggiore se la famiglia è più povera; la consapevolezza del futuro incerto è molto maggiore. 

Insomma, si può anche essere soddisfatti della propria condizione, ma sembrerebbe che aiuti avere obiettivi personali e aspettative non particolarmente alti.

Dati relativi al consumo di alcool e cannabinoidi tra gli adolescenti

Anche per l’uso delle tre sostanze indagate la situazione sembra complessivamente stabile o in leggera diminuzione rispetto alla precedente inchiesta del 2014 (in totale, dal 38% si è scesi al 35%), ma non per le età maggiori, dai 13 ai 15. 1 su 3 beve alcolici (e con l’aumento dell’età maschi e femmine si pareggiano), 1 su 5 si ubriaca almeno ogni tanto; 1 su 7 fuma sigarette, il 15% dei maschi e l’11% delle femmine ha provato almeno una volta lo spinello. In particolare, proprio per i cannabinoidi non c’è riduzione dell’uso dallo studio precedente del 2014.

Cosa possono fare i genitori?

Tra le domande possibili, ci si deve chiedere se i genitori conoscono abbastanza i loro figli, se si occupano della loro educazione e della loro salute e quanto riescano a essere efficaci. Lo studio riferisce che la comunicazione genitori-figli è migliore nelle famiglie più abbienti, ma solo fino ai 13 anni. Dopo, anche il benessere economico, in genere associato ad un livello di istruzione maggiore, non è più sufficiente a tenere il passo con la pressione dei pari e della società dei consumi, che prendono il sopravvento nell’influenzare i ragazzi. 

I genitori dovrebbero però fare tutto il possibile, avere a cuore i propri figli, osservarli e ascoltarli. E quando serve, farsi aiutare da un consulente per distinguere ciò che può essere un comportamento non positivo, ma che si autolimita, da qualcosa che può rappresentare l’inizio di  una situazione pericolosa e dannosa, che può protrarsi per anni. La valutazione precoce del rischio da parte di uno specialista esperto può evitare sia una inutile medicalizzazione di un dramma che non esiste, sia la sottovalutazione di segnali importanti.