Social network e body image: il costo di voler apparire sempre perfetti – State of Mind

Il largo utilizzo di social media, soprattutto tra gli adolescenti, continua a sollevare interrogativi tra i ricercatori e preoccupazioni per una nuova dipendenza.

Uno studio italo-inglese pubblicato nel 2020 ha messo a fuoco in particolare il selfie-sharing, la pubblicazione dei selfie. Il monitoraggio della popolarità raggiunta attraverso i “like” può scatenare un circolo vizioso. Alla base della pubblicazione delle proprie storie personale attraverso i selfie pare ci siano ricerca di attenzione, bisogno di appartenenza e riconoscimento, desiderio di essere creativi, ossessività nell’archiviare e cercare di trattenere momenti considerati speciali. Ma anche la pressione sociale verso il narcisismo e la cultura del corpo come oggetto manipolabile per apparire e avere consenso e potere sono fattori ambientali importanti.

Sul piano più interno, problemi di relazioni affettive nella prima infanzia, caratterizzate da ansia e insicurezza pare spingano all’utilizzo dei social come compensazione della mancanza di amore primaria. 

La sensazione di non essere “visti” e di non essere amati, fonte di una radicale tristezza e di sfiducia nelle relazioni, spinge le persone a provare a “vendersi” come fossero un prodotto e l’eventuale successo dei like diventa un surrogato del bisogno di affetto, mettendo le basi per una vera e propria dipendenza.