Tra le mode che i social network stanno facendo girare tra gli adolescenti negli ultimi anni abbiamo assistito alla nek nomination, partita dall’Australia è passata per gli Stati Uniti e l’Inghilterra ed è ovviamente approdata anche in Italia. È una gara a chi beve di più e più velocemente possibile mentre si riprende con il proprio smartphone. Il nome della sfida arriva da “nek” = collo della bottiglia e “nominate” ovvero la chiamata ad altre tre persone che entro 24 ore sono invitate ad accettare la sfida, pena essere costretti a pagare da bere ed essere derisi in rete.

Su Facebook sono tantissimi i video postati dai ragazzi e le pagine dedicate con migliaia e di mi piace e altrettante richieste di fermare questa catena, la risposta del colosso però è sempre stata che questi contenuti non violano gli standard di Facebook e ci si chiede come sia possibile dal momento che questa sfida ha portato a diverse vittime e numerose intossicazioni da alcol che hanno costretto i malcapitati a dei ricoveri in ospedale.

Il punto di partenza è il binge drinking: un problema sempre più rilevante nella fascia dei giovanissimi addirittura tra i preadolescenti di 12/13 anni, questo bere ripetutamente in modo compulsivo in un arco di tempo veramente ristretto (2/3 ore) per raggiungere lo sballo.

Ricordiamo che l’Italia ha il primato del più precoce contatto con le sostanze alcoliche tra i paesi europei. I dati sono abbastanza allarmanti, perché i ragazzi sono consapevoli degli effetti che può provocare l’alcool, ma non delle problematiche di salute connesse. L’alcol è all’origine della mortalità giovanile: riguarda il 25% dei maschi under 18 anni che perdono la vita e il 10% delle femmine. 

In questi casi però scatta la dinamica della sfida, si vuole mostrare il proprio valore ai pari e sfidare i limiti del proprio corpo e della società. Questo è ciò che ha reso la nek nomination un fenomeno trasversale, il nominato viene visto come un eroe e tutti lo vogliono emulare.

Ma cosa possono fare i genitori?

Sicuramente è possibile è prevenire, ricordare ai ragazzi quali sono i rischi cui vanno incontro, educarli allo scegliere consapevolmente, ricordargli che internet mantiene tutti i ricordi e che magari tra 10/15 anni non saranno più tanto orgogliosi che determinati video possono essere associati a loro e non da ultimo prendersi cura delle loro emozioni e dei loro sentimenti perché è anche attraverso questi che passa la loro salute.